INTELLIGENZA COLLETTIVA
16 marzo 2011 § Lascia un commento
ANNE OTTO psicologia contemporanea n.224 mar – apr 2011
IL GENIO SINGOLO PUÒ ESSERE AFFASCINANTE, MA IL GRUPPO È SPESSO PIÙ SCALTRO DEL MIGLIOR ESPERTO. PER POTER FUNZIONARE IN MANIERA OTTIMALE, PERÒ, L’INTELLIGENZA COLLETTIVA HA BISOGNO DEL CONTESTO GIUSTO.
Un gruppo di lavoro in cui tutti si imbeccano a vicenda, un complesso jazz dove ogni musicista suona la cosa giusta, apparentemente senza bisogno di accordi preliminari, un panel congressuale che produce un gran numero di idee. Ogni volta che si mette al lavoro l’intelligenza collettiva, si hanno risultati sorprendenti. Sia i partecipanti che gli osservatori esterni sentono che l’insieme è maggiore della somma delle parti. Quando opera la “saggezza dei molti”, il gruppo sembra diventare un organismo autonomo, che sviluppa processi di pensiero tutti suoi. Ma per ottenere questo tipo d’intelli¬genza collettiva non sempre sono indispensabili i grandi numeri: per far scattare la scintilla basta a volte far lavorare insieme alla soluzione d’un problema due persone che non si conoscono. Dan Schwartz, professore di Pedagogia alla Stanford University, ha sottoposto i suoi studenti a difficili problemi dì intelligenza spaziale, come indovinare il senso di rotazione degli ingranaggi in un meccanismo complesso. Da soli, i soggetti raramente riuscivano a trovare la soluzione giusta. Lavorandoci insieme, in due o più, non solo davano la risposta esatta, ma arrivavano a capire meglio il principio di funzionamen¬to del meccanismo in questione. Quando un problema complesso viene considerato da più lati, grazie alla collaborazione di vari cervelli, è più facile scoprire le regole su cui si fonda.
Quanto alla dimensione del gruppo, non ci sono limiti: possono andar bene anche duemila partecipanti, se si tratta di individuare i modelli e i principi generali che stanno alla base di un problema complesso. Spiega Peter Kruse, docente di Psicologia generale e delle organizzazioni all’Università di Brema: “Analizzando le idee espresse da un grande gruppo, ad esempio i contributi di tutti i collaboratori di un’ organizzazione, emerge rapidamente uno schema di fondo”. Come esempio cita il laboratorio progettuale condotto dalla sua équipe per delineare il futuro di Brema. Un campione di 120 residenti fu incaricato di elaborare idee in risposta alla domanda su quali fossero i “fattori di successo” e quali gli ostacoli allo sviluppo della città. Gruppi di lavoro di 4 o 5 membri mettevano in rete le loro idee. La proposta collettiva risultò essere quella di Brema come città degli studi, mentre gli ostacoli venivano sistematicamente indicati nella chiusura e nello scarso coraggio della città anseatica.
SE E’ IN GIOCO IL PENSIERO DIVERGENTE I GRANDI GRUPPI HANNO SPESSO UN BUON SUCCESSO
“Attraverso l’intel¬ligenza della massa, in questo caso si sono delineati chiaramente alcuni principi generali di cui forse all’inizio i singoli partecipanti non si rendevano conto”, spiega Kruse. I grandi gruppi, per così dire, conoscono la verità circa il sistema nel quale si muovono.
Naturalmente i gruppi molto numerosi non sono validi per qualunque tipo di compito. Se è in gioco il pensiero divergente, cioè la produzione di idee e ragionamenti trasversali, com’è richiesto da problemi che non prevedano una soluzione univoca, i grandi gruppi hanno spesso un buon successo. Se si tratta di sviluppare idee creative per l’utilizzo di una sala comunale o delle possibilità di aumentare il fatturato di un’impresa, la “saggezza della massa” di solito è in grado di generare molte idee e soluzioni. Anche quando, in un secondo momento, si devono scegliere fra tutte quelle proposte le soluzioni migliori, un gruppo numeroso fa la differenza. Tutt’altro è il caso dei problemi in cui esiste una sola risposta esatta: i calcoli complessi, la progettazione di un circuito elettrico, la decifrazione di un enigma esigono il pensiero convergente, focalizzato su un’unica soluzione.Benché anche in questo caso un gruppo possa fornire buone prestazioni, il risultato migliore si ottiene rivolgendosi agli esperti del ramo.
D’altro canto la ricerca sull’intelligenza collettiva ha ripetutamente dimostrato che la massa è imbattibile in un tipo particolare di compiti tipicamente “convergenti”: la previsione di eventi futuri, come l’esito di un’elezione, lo sviluppo dell’economia, il risultato di una partita di calcio. In questi casi il risultato è univoco, ma nessuno lo conosce, essendo collocato nel futuro. L’economista Caroline Rudzinski, del Centro di management di Witten, nella Ruhr, nell’ambito di un suo progetto di ricerca ha creato in Internet una “borsa delle opinioni”, in cui i partecipanti possono puntare su vari sviluppi futuri. Il sistema funziona come un mercato azionario virtuale: gli iscritti possono avanzare predizioni su eventi come i risultati delle elezioni o il tasso di disoccupazione nel trimestre successivo. Nelle elezioni politiche del 2009 la “saggezza di massa” così intercettata dall’équipe di Rudzinski ha dato previsioni più attendibili della maggior parte degli istituti demoscopici: con uno scostamento medio di appena il 5% dai risultati reali, si collocava al terzo posto nella classifica dell’esattezza dei pronostici. Per avere un termine di raffronto, i sondaggi peggiori presentavano un errore medio del 12%. «I mercati sono in linea di principio stupidi, ma possono essere usati in maniera intelligente», nota Fritz B. Simon, professore di Psicologia delle organizzazioni all’Università di Witten e supervisore del progetto. Ma perché la cosa funziona? Perché i mercati virtuali «permettono di utilizzare un sapere diffuso di cui in partenza non conosciamo la dislocazione», spiega Simon.
La “saggezza della massa” è così attendibile nelle previsioni che le borse virtuali le opinioni sono ormai riconosciute negli Stati Uniti come uno dei normali strumenti di sondaggio preelettorale. Questo aspetto dell’intelligenza collettiva è confermato anche dall’efficacia del ricorso all’aiuto del pubblico da parte dei concorrenti in difficoltà nei quiz a premio come Who Wants to Be a Millionaire? In tutte le versioni del programma (inglese, americana, tedesca, ecc.), le risposte così ottenute sono di solito migliori di quelle che il concorrente riceve telefonando a una sola persona di fiducia.
Che in questi casi la massa riesca così bene a cogliere nel segno dipende anche dal setting, che crea le condizioni preliminari nelle quali il gruppo può dare risposte intelligenti. James Surowiecki, autore di un best seller sull’argomento, così riassume i fattori di successo: indipendenza delle singole opinioni, parità fra tutti i membri del gruppo, composizione eterogenea. Sono esattamente le condizioni rispettate nei mercati virtuali delle previsioni: nessuno dei partecipanti influenza gli altri. non esistono gerarchie o dinamiche di gruppo disturbanti e le persone che intervengono provengono dagli ambienti sociali e professionali più diversi.
Ora, ciò che vale per i mercati virtuali in Internet o per le ricerche scientifiche è speso difficile da realizzare nella vita quotidiana. Chiunque abbia partecipato a un convegno dove tutti partecipanti si parlano addosso a che non basta affatto mettere insieme dieci persone intelligenti per avere un gruppo intelligente. Al contrario, i gruppi sono molto esposti a disturbi di ogni genere: “E’ sempre un’impresa creare una dinamica dì gruppo che sia di sostegno e non di ostacolo al processo produttivo», conclude Kruse. Gli studi sull’efficienza dei gruppi, come l’analisi di 60 gruppi di lavoro condotta da Michael A. Campion, professore di Management alla Purdue University, dimostrano che, oltre alla disponibilità al lavoro di squadra e alla condivisione di certi valori comuni, quello che conta è soprattutto che collaborino persone molto diverse, con ruoli distinti e un background etnico, sociale e professionale eterogeneo.
Un esperimento condotto al’Università del Michigan da Scott Page, studioso dei sistemi complessi, ha dimostrato come, di fronte a un compito di soluzione di problemi, un gruppo formato solo da persone di intelligenza superiore alla media riuscisse peggio di uno in cui menti molto brillanti erano abbinate a individui del tutto ordinari. Allo stesso modo, da un recente studio di un’équipe tedesco coreana (Kearney, Gebert e Voelpel, 2009), risulta che in certe condizioni una squadra formata da persone di età o di formazione diversa è più produttiva dì un gruppo omogeneo, inoltre, la coesione è maggiore. Lo studio, molto ampio, condotto su un totale dì 83 gruppi di lavoro operanti in vari settori (informatica, assicurazioni, media e spettacolo), mostra che i gruppi eterogenei funzionano meglio di quelli omogenei se i partecipanti si avventurano volentieri su un terreno intellettualmente vergine e operano in un ambito che propone compiti impegnativi. Se invece i membri non gradiscono le sfide intellettuali, una squadra mista non funziona al meglio. In termini generali si può dire: se c’è da inventare idee e far fronte a un impegno complesso, conviene rivolgersi a un gruppo formato da persone anche molto diverse, che non abbiano paura di pensare cose nuove e complicate e che alla fine sapranno trovare la risposta.
IN CERTI COMPITI L’INTELLIGENZA DIFFUSA DEI MOLTI È MIGLIORE DI QUELLA DEGLI ESPERTI. PER QUESTO NEI QUIZ TELEVISIVI L’AIUTO DEL PUBBLICO È IL PIÙ EFFICACE
Ma se è così chiaro che i grandi gruppi eterogenei sono più intelligenti di quelli piccoli e omogenei, è sorprendente che nelle organizzazioni pubbliche e private sì continui quasi sempre a lavorare con piccole squadre di esperti, nelle quali sì incontrano persone che hanno più o meno tutte la stessa formazione e lo stesso tipo di competenza specialistica. Se poi questi esperti si trovano a dover lavorare sotto pressione e in isolamento, si arriva facilmente a decisioni vistosamente sbagliate. Già negli anni ’70 uno studioso di psicologia sociale come Irving Janis dimostrò che questo tipo di lavoro d’équipe non fa che rinforzare nei partecipanti un modello di pensiero uniforme, che sfocia in una visione molto ristretta, a cannocchiale. Sappiamo che il fenomeno del “pensiero di gruppo”, come lo chiama Janis, è responsabile di errori di strategia militare, come l’attacco americano a Cuba. La difficoltà di aprire ai contributi esterni questi circoli consolidati di esperti dipende soprattutto dalla struttura gerarchica delle aziende e delle organizzazioni in genere: «Se l’impresa si apre all’intelligenza collettiva, può succedere che per qualche tempo una rete di gruppo orizzontale prenda il sopravvento sulla leadership verticale nei processi decisionali», nota Kruse sulla base della sua esperienza con i grandi gruppi. Su questo punto molte imprese devono ancora imparare per prima cosa a fidarsi del processo sistemico, invece di attenersi alla vecchia struttura gerarchica di potere.
LA SAGGEZZA COLLETTIVA DEVE ESSERE INTERCETTATA CON I METODI GIUSTI
Naturalmente, un grande gruppo incaricato di risolvere un problema, raccogliere idee e discutere le prospettive future di un’impresa non può operare senza guida. Nella maggior parte dei casi è necessario l’intervento di leader e moderatori competenti. C’è poi un altro fattore importante: per sfruttare con successo le risorse dell’intelligenza collettiva, i metodi esistenti si devono impiegare con la massima precisione possibile. Keith Sawyer, della Washington University di St. Louis, lo illustra chiaramente con l’esempio del brainstorming. A suo avviso questo metodo, adattissimo alla ricerca collettiva di idee nuove, è caduto in grave discredito perché spesso viene applicato in maniera errata. Analizzando la letteratura scientifica sull’argomento, Sawyer conclude che per essere efficace una seduta di brainstorming dovrebbe sempre iniziare con una fase silenziosa di almeno cinque minuti, durante i quali ogni partecipante scrive le idee che gli passano per la testa. Con questa tecnica, detta “brainwriting”, si evitano vari processi di gruppo indesiderati che si verificano nel brainstorming tradizionale: se tutti parlano insieme, si forma troppo presto un’opinione di gruppo che è modellata non dal membro più intelligente, ma dal più loquace. Se invece ognuno raccoglie prima le idee per conto proprio e, solo in un secondo momento, queste vengono condivise e discusse, anche le proposte dei più timidi avranno qualche probabilità. Secondo Sawyer, soltanto in questo modo si riesce a intercettare davvero l’intelligenza collettiva presente nel gruppo.
Anche nella maggior parte dei metodi in uso con i grandi gruppi si tiene conto in qualche modo della nozione ormai acquisita che fissare le idee sulla carta impedisce che si sviluppino certe dinamiche di gruppo negative. Nel cosiddetto “World Café”, ad esempio, fino a mille partecipanti si raccolgono in piccoli gruppi intorno a tavolini da bistrot distribuiti in un ampio spazio comune e scrivono le loro proposte sulle tovaglie di carta. Allo stesso modo nel metodo “Open Space” si formano piccoli gruppi di lavoro, in cui ciascuno dei partecipanti si accosta al tema proposto munito di lavagne a fogli mobili. Entrambe le tecniche sono adatte soprattutto alla generazione di idee e alla soluzione di problemi. D’altra parte tutti i metodi di gruppo, nati per lo più nell’ambito del counseling sistemico, hanno aperto la strada all’utilizzo dell’intelligenza di gruppo. E da molto tempo che in questa ottica i consulenti cercano di coinvolgere l’intero sistema, in modo che prendano la parola possibilmente tutti gli interessati, ad esempio tutti i collaboratori di un’impresa, così da sviluppare un’organizzazione più lungimirante e di ampie vedute. Oggi i metodi messi a punto da pionieri del settore, come Harrison Owen e Marvin Weisbrod, fanno parte integrante del repertorio di molti consulenti aziendali.
Naturalmente è paradossale che per far funzionare i processi dell’intelligenza collettiva sia spesso necessaria la presenza in sede di un’intera équipe di esperti e consulenti.
Cosa succede a lasciar procedere in modo autonomo un sistema potenzialmente intelligente, peraltro, lo si vede oggi in Internet. Per molti esperti la rete è da tempo un esempio impressionante di intelligenza collettiva in funzione: fra gli altri Barry Libert, autorevole consulente americano di organizzazione aziendale, ritrova in essa continue conferme di tale “saggezza di massa”.
C’è, per cominciare, Wikipedia, l’enciclopedia collettiva cui migliaia di liberi collaboratori indipendenti conferiscono pezzi del patrimonio universale del sapere. Un altro esempio riuscito è rappresentato dai progetti Open Source, come il sistema operativo Li¬nux, che può essere utilizzato gratuitamente e viene gestito e perfezionato regolarmente da una comunità di informatici appassionati. Tuttavia in molte altre piattaforme il flusso d’informazioni generato da milioni di internauti crea grossi problemi: “Al momento manca in Internet una buona funzione valutativa”, nota Kruse. La rete attualmente è in grado di misurare soprattutto le quantità: i motori di ricerca indirizzano l’utente ai siti cliccati più spesso. In queste condizioni è un po’ difficile parlare di intelligenza collettiva.
C’è però una cosa che si impara dalla rete: “Il libero accesso all’informazione in Internet è uno dei principi che andrebbero trasferiti alle organizzazioni, ai gruppi di lavoro e alle imprese”, afferma Kruse. Anche l’economista Sven Voelpel della Jacobs Uni¬versity di Brema sostiene che la paura di divulgare informazioni importanti, dettata da un modello di pensiero competitivo, sia destinata ad allentarsi sempre di più. In ogni caso, secondo Voelpel, non bisogna rammaricarsi di aver trasmesso il proprio sapere. Nei suoi lavori sulla gestione del sapere ha accertato ripetutamente che la maggior parte delle persone diffonde volentieri in un’impresa il proprio parere specialistico: “Per di più, nel corso delle mie ricerche mi sono convinto che la comunicazione di idee e saperi giovi piuttosto alla carriera”, dice Voelpel, che così spiega il fenomeno: “Se mi dai una caramella e io te ne do un’altra, abbiamo una caramella per uno. Se mi dai un’idea e io te ne do una, ne abbiamo due ciascuno”. Il sapere, quindi, è l’unica cosa che si moltiplica quando viene diviso.
Riferimenti bibliografici
KEARNEY E., GEBERT D., VOELPEL S. C. (2009),
When and how diversity benefits teams: The importance of team members’ need for cognition, Academy of Management Journal, 52/3, 581 597.
KRIZ W. C., NOBAUER B. (2002), Teamkompetenz. Konzepte, Trainingsmethoden, Vandenhoeck & Ruprecht, Praxis.
LIBERT B., SPECTOR J. (2008), Vide wissen mehr als einer. So nutzen Unternehmen das Know how der Business Communitys, Redline Wirtschaft, Munchen.
PAGE S. E. (2007), The difference. How the power of diversity creates better groups, firms, schools, and societies, University Press, Princeton.
SAWYER K. (2007), Group genius. The crea¬tive power of collaboration, Basic Books, Cambridge.
SELINGER R. (2008), Einfuhrung in Gro¬ssgruppenmethoden, Carl Auer Systeme, Heidelberg.
SUROWIECKI J. (2007), Die Weisheit der Vielen. Warum Gruppen kluger sind als Einzelne, Goldmann, München.
© PSYCHOLOGIE HEUTE, GIUGNO, 2010, pp. 34 39; TRADUZIONE ITALIANA DI GABRIELE NOFERI.
Il Giappone ancora una volta un esempio
15 marzo 2011 § Lascia un commento
Il governatore di Tokyo, Shintaro Ishihara, ha sconvolto l’opinione pubblica dichiarando che la catastrofe è stata ‘una punizione divina’ per lavare ‘l’egoismo dei giapponesi’. ‘L’identità del popolo nipponico – ha spiegato – è caratterizzata dall’egoismo. Sarà bene fare buon uso di questo tsunami per lavarlo via, e sono convinto che il cataclisma sia stato una punizione dal cielo’.
Le parole del governatore fanno comprendere il livello di disciplina e cultura che il popolo giapponese sta mostrando al Mondo
Nessun popolo avrebbe reagito come loro, composti, perfetti a gestire ogni situazione, ritengo che si debba avere il massimo rispetto e ammirazione verso una popolazione che davanti ad una catastrofe del genere, ha rapidamente tirato su la testa e iniziato subito a guardare avanti.
Quale altro paese al Mondo avrebbe potuto fare la stessa cosa?
Siamo vicini al popolo Giapponese
COME RIDURRE GLI SPRECHI
12 marzo 2011 § Lascia un commento
COME RIDURRE GLI SPRECHI
Questo Corso vuole fare emergere quali sono quali sono i principali sprechi all’interno dell’azienda e come poterli affrontare, trasformandoli in attività di valore.
Nelle nostre giornate lavorative non ci rendiamo spesso conto di quanto possono essere gli sprechi che ogni giorno, regolarmente andiamo a creare, alcuni studi dichiarano che in Aziende che possiamo definire “tradizionali” le attività di NON VALORE in area produzione rappresentano il 60% delle attività, si parla fondamentalmente di attività che possono essere trasformate in tempi brevi, il 35% necessità di tempi più lunghi per il miglioramento e quindi possiamo constatare che solamente il 5% delle attività genera VALORE.
Se ci addentriamo nella attività d’ufficio, scopriamo che solamente l’1% genera VALORE mentre il 49% si riferisce ad attività che NON GENERANO VALORE, ma che possono essere implementate in breve tempo, mentre l’altro 50% si riferisce ad attività di NON VALORE AGGIUNTO, che però possono essere eliminate in tempi più lunghi.
Sulla base di quanto sopra indicato, andiamo a sviluppare una serie di punti che ci aiuteranno ad affrontare la guerra agli sprechi in maniera vincente, evidenziando tutto ciò che NON crea Valore, trasformandolo in VALORE
1. Basate le vostre decisioni di gestione per la filosofia a lungo termine, anche a scapito degli obiettivi finanziari a breve termine
Lo scopo comune più grande è sempre quello di realizzare denaro, nel minor tempo possibile, le aziende di fatto nascono per generare soldi, creando così la possibilità di investire e continuare a crescere nel tempo, mantenendo o ancor meglio aumentando la propria posizione
Per prima cosa di ogni società bisogna comprenderne la storia e lo scopo, gli obiettivi che di volta in volta vengono fissati, ma la cosa fondamentale per ogni Azienda è la generazione di valore per i nostri clienti, per la società e per l’economia stessa; è per questo che tutti i nostri sforzi devono essere concentrati per il raggiungimento di tali valori.
2. Crea il continuo flusso di processo per portare i problemi alla superficie
Ogni processo di lavoro deve essere riprogettato per eliminare gli sprechi (muda) attraverso il processo di miglioramento continuo – Kaizen.
Solo attraverso il Kaizen e una corretta riprogettazione possiamo sviluppare processi ad alto valore aggiunto, eliminando tutte quelle attività inattive e che non producono valore.
Dobbiamo quindi concentrarci sulla creazione di una connessione dei seguenti flussi:
Flusso dei prodotti
Flusso di attrezzature
Flusso delle forniture
Flusso di informazioni
Flusso di materiale
Flusso di ingegneria
Un connessione rapida e semplice ci permette avere così un flusso chiaro e visibile da tutti, sia dal personale interno che da personale esterno.
Idealmente chiunque entri nella nostra azienda deve essere in grado di comprendere in un semplice colpo d’occhio, dove si muove il materiale la sua destinazione, le attività delle persone e, cosa ancora più importante i loro obiettivi.
Se vogliamo poter raggiungere questo risultato è necessario partire dell’eliminazione dei 7 principali sprechi, o come vengono definiti in Giappone, MUDA, qui sotto elencati:
1. Sovrapproduzione
a. Produrre più di quanto necessario dal processo successivo,
2. Attesa
a. Eliminare i tempi di fermo da parte di macchine e operatori
3. Trasporto
a. Continuare a movimentare il materiale senza assegnare una destinazione chiara
4. Lavorazione
a. Eseguire lavorazioni non necessarie, o non richieste; RI-lavorazioni dovute ad errori o dimenticanze
5. L’eccesso di inventario
a. Mantenere il magazzino con valori molto elevati, e avere un numero di rotazione basso in relazione al costo del venduto
6. Movimenti Inutili
a. Fare svolgere dal personale, produttivo o amministrativo, movimenti non necessari e che generano perdita di tempo e aumento della fatica
7. Difetti
a. Creare prodotti difettosi
Ognuno dei MUDA sopra indicati può avere un peso determinante sul risultato finale di un’azienda, in funzione del tipo di attività preso in esame ad ogni singolo elemento dovrà essere assegnato un valore che ne indicherà la priorità di intervento.
IL MIGLIORAMENTO AVVIENE SOLAMENTE ATTRAVERSO UNA RIDUZIONE DELLO SPRECO
3. utilizzare il sistema PULL per ridurre le sovrapproduzioni
Attraverso il sistema PULL, si possono evitare sovrapproduzioni inutili Minimizzando il WIP (lavoro di processo) e l’inventario di magazzino con un sistema di riassortimento frequente
In una gestione rigorosamente pull, l’ingresso dei prodotti in produzione non è anticipato rispetto agli ordini; la produzione è regolata da valle del processo produttivo. In un sistema di tipo PULL i materiali vengono tirati dentro la fabbrica dagli ordini presenti in portafoglio; ciò è possibile in quanto tali ordini coprono il tempo di attraversamento di produzione e approvvigionamento. Viceversa in un sistema push è necessario anticipare l’ingresso dei materiali in fabbrica e gli ordini di lavorazione perché il tempo di attraversamento è più lungo dell’orizzonte del portafoglio ordini. Sistemi pull “puri” sono molto rari nelle tipologie produttive manifatturiere e prevalgono invece le situazioni in cui il portafoglio ordini è completato da previsioni di vendita, almeno nella parte iniziale (push-pull).
Un sistema pull è governato interamente da ordini e dunque sembra non necessitare di previsioni. Ciò in realtà è vero solo per i prodotti, però occorre pianificare impianti e forza lavoro, risorse cioè che definiscono la capacità produttiva di un processo. Anche queste devono essere approvvigionate con l’anticipo sufficiente a renderle disponibili al momento dell’utilizzo.
l’obiettivo è di poter giorno per giorno alla domanda, ordine oggi consegna domani.
4. Bilanciare il Carico di Lavoro
Heijunka (平準化) è il termine giapponese che indica il livellamento della produzione. E’ una tecnica per prevenire lo spreco di Mura ed è di vitale importanza nelle aziende lean. L’idea generale è di produrre i beni nei processi a monte a un ritmo costante, per permettere lo stesso ritmo costante e prevedibile anche alle operazioni a valle. Tenendo un piccolo inventario di prodotto finito alla fine del processo produttivo, può essere livellata la domanda per l’intera produzione e anche per i fornitori,rendendo così più efficace utilizzo delle risorse lungo l’intero flusso di valore soddisfacendo al contempo i requisiti del cliente
Idealmente la produzione può essere livellata facilmente se la domanda è costante, ma nel mondo reale questa domanda è variabile e vengono adottati due approcci per affrontarla: Livellamento della produzione attraverso produzione flessibile e Livellamento della domanda.
Livellamento della produzione
Livellamento della produzione può essere riferito al livellamento per volume o livellamento per tipo prodotto o mix di prodotto.
Per volume:
Supponiamo di avere una domanda variabile tra 80 e 120 pezzi. Potrebbe sembrare sensato
produrre esattamente su domanda. Questo approccio però dice di produrre secondo la media della domanda a lungo termine e di tenere un inventario proporzionale alla variabilità nella domanda, stabilità del processo produttivo e la frequenza delle consegne. Nel nostro esempio, se il processo è affidabile al 100% e abbiamo una consegna a settimana, allora la produzione sarebbe di 100 pezzi con inventario minimo standard di 20 pezzi all’inizio della settimana e di 120 pezzi al momento della consegna. Il vantaggio del portare questo inventario è che riesce a livellare la produzione nell’intera produzione e ridurre gli inventari WIP.
Per tipo di prodotto (mix):
Maggior parte delle produzioni hanno un mix di prodotti e quindi devono determinare la sequenza di produzione. L’approccio lean è di ridurre i tempi di setup delle produzioni ( metodo SMED) in modo tale che possano venir prodotti (e non siano proibitivi in termini di costi) lotti sempre più piccoli di ogni prodotto, quasi annullando il significato del tempo produttivo e costi persi. Questo significa che la domanda per i pezzi può essere livellata per i sottoprocessi a monte e quindi il lead time e inventari totali si riducono lungo il flusso di valore. Per semplificare il livellamento di prodotti con diversi livelli di domanda si usa spesso il cosiddetto heijunka box (scatola heijunka), un tabellone per controllo visuale, che potete vedere nell’immagine introduttiva dell’articolo. In un tipico box heijunka ogni riga orizzontale rappresenta un prodotto, mentre ogni colonna verticale rappresenta gli identici
intervalli di tempo nei quali ritirare il cartellino kanban. Il cartellino kanban negli scomparti
rappresenta un pitch di produzione per un determinato tipo di prodotto (pitch è il takt time
moltiplicato per la quantità del prodotto che viene messa in un imballo). Usato come
nell’illustrazione, il heijunka box livella costantemente la domanda in brevi incrementi di tempo(anziché rilasciare il programma per turno, giorno o settimana…) e livella la domanda per mix del prodotto (ad esempio, assicurando che i prodotti D ed E vengano prodotti con un ritmo costante e inlotti piccoli).
Con riguardo al livellamento della produzione per tipo di prodotto, supponiamo che offriamo al pubblico 4 modelli di prodotto, A, B, C e D e che la domanda settimanale sia di 50 per A, 30 per B, 20 per C e D. Un produttore di massa (tradizionale), cercando le economie di scala e desiderando minimizzare l’effetto dei tempi di setup tra i vari prodotti, probabilmente avrebbe prodotto settimanalmente con la sequenza 10A-10A-10A-10A-10A-10B-10B-10B-10C-10C-10D-10D.
Un produttore lean, in aggiunta ai benefici descritti sopra dell’effetto di inviare lotti grandi e
infrequenti di ordini verso i fornitori a monte, si sarebbe impegnato a produrre nella sequenza ripetibile 10A-10A-10B-10C-10D-10A-10A-10B-10C-10D-10A-10B, migliorando il proprio sistema attraverso la riduzione dei tempi di setup. E questa sequenza sarebbe periodicamente aggiustata in funzione dei cambiamenti negli ordini (nella domanda) del cliente.
Livellamento della domanda
Livellamento della domanda è la deliberata influenza della domanda stessa o dei processi che la definiscono con lo scopo di ottenere uno schema più prevedibile della domanda del cliente. Parte di questo influenzare arriva attraverso la manipolazione dell’offerta del prodotto, parte influenzando il processo di ordini e parte rivelando la variabilità indotta dalla amplificazione della domanda o degli schemi di acquisto. Non include le attività di influenza progettate per liberarsi di stock esistenti. Di solito il livellamento della domanda viene causato dagli artefatti nei processi di vendita e ordine e non dall’analisi del passato. Ciò significa che i tempi dell’intera supply chain devono essere ridotti:
dove i tempi di costruzione-consegna reali possono avere lo stesso ordine di grandezza delle attese del cliente, allora lo sforzo di pianificazione potrebbe avere successo. In questo caso una produzione affidabile garantisce bassi livelli di stock (o nessun stock) e ciò non andrà ad interferire con la soddisfazione dei clienti. Inoltre vanno a sparire gli incentivi di vendere ciò che è stato prodotto e immagazzinato…
Nel caso contrario, se la costruzione-consegna è più lunga del tempo che il cliente è pronto ad
aspettare, si corre il rischio di sbagliare le previsioni e di ritrovarsi con livelli di stock inaccettabili…
Se la domanda segue uno schema prevedibile (piatto o anche stagionale), ci si può accordare di avere le consegne che seguono questo stesso o simile schema, ottimizzando gli inventari e i processi produttivi.
Conclusione
La stabilità è uno dei pilastri portanti del sistema. Senza la stabilità e senza le procedure definite e standardizzate non si può riuscire ad avere un sistema funzionante. E il heijunka è lo strumento da utilizzare per raggiungerla. Quindi usatelo con testa e con obiettivo da raggiungere ben chiaro in mente.
5 . Costruire una cultura di fermarsi a risolvere i problemi, per ottenere il diritto di qualità immediatamente
La qualità ha la precedenza (Jidoka). Qualsiasi dipendente di una Azienda cosiddetta SNELLA (LEAN) ha l’autorità per arrestare il processo di segnalare una questione di qualità.
il termine Toyota “Jido” è applicato ad una macchina con un dispositivo incorporato per dare giudizi, mentre il normale termine giapponese “Jido” (automazione) è semplicemente applicato ad una macchina che si muove per conto proprio. Jidoka fa riferimento a “automazione con un tocco umano”, in opposizione ad una macchina che si muove semplicemente sotto il controllo e la supervisione di un operatore.
Dal momento che la macchina si ferma , quando un problema è sorto, nessun danno, nessun prodotto difettoso è stato prodotto. Questo significa che un singolo operatore potrebbe essere messo a capo di numerose macchine, con un conseguente enorme miglioramento della produttività.
Fondamentale è ottenere qualità richiesta dai nostri clienti con la prima produzione senza dove effettuare rilavorazioni
– Utilizzare tutti i moderni metodi di assicurazione della Qualità
– Costruire la capacità di rilevare i problemi (e arrestare il processo)
– il “Jidoka” è un Sistema di identificazione visiva da parte delle macchine nel momento in cui non viene prodotta la qualità necessaria
Zero controllo di qualità – La qualità deve essere nel prodotto e nel processo
Ognuno è responsabile di controllare gli aspetti critici della qualità prima che un processo abbia inizio;
Ognuno è responsabile di controllare il proprio lavoro dopo un operazione o manovra è stata completata, e se le primie due ispezioni non assicurano un livello sufficientemente elevato di qualità o di sicurezza, si ricorre ai controlli di origine.
6. Attività e processi standardizzati sono la base per il miglioramento continuo e la responsabilizzazione dei dipendenti
Più mi trovo a visitare aziende e più mi rendo conto di quanto profondamente carente la maggior parte di loro sono nel settore delle norme e procedure documentate, per non parlare del lavoro standard. Come uno dei capisaldi del Toyota Production System, standard di lavoro (anche lavoro standardizzato) è molto differente dagli standard di normalizzazione o di lavoro. Standard di lavoro è una cosa molto esigente. Essa è tipicamente rappresentato su un foglio di lavoro standard che mostra il layout, il flusso di materiale, delle persone e degli inventari, nonché i punti di controllo qualità e sicurezza, e il modulo di combinazioni standard contenente i tempi e le attività per una persona per completare un ciclo di lavoro a livello manuale, a piedi, e i tempi di attesa.
La definizione di standard di lavoro è “la combinazione più efficace di risorse umane, materiali e macchinari”. Lavoro standard è il metodo, e quindi si ha le quattro M riguardanti la produzione (manodopera, materiali, macchine, metodi). Lo Standard di lavoro è “la soluzione più efficace” fino a quando lo standard è migliorato. Questo viene fatto attraverso il continuo processo di miglioramento kaizen.
Ci sono tre elementi di standard di lavoro per un processo per fasi. Essi sono: 1) tempo takt, 2) sequenza di lavoro e 3) lavoro standard in corso. Per un processo che non si ripete o è troppo variabile potrebbe non essere possibile stabilire standard di lavoro in base a queste condizioni (tempo takt non è significativo, sequenza di lavoro varia, Standard WIP varia). In questo caso, è necessario eliminare la variabilità o standardizzare il processo e creare un flusso ripetitivo, o applicare altre soluzioni possibili, questo sempre attraverso un approccio kaizen.
In definitiva tutto il lavoro che fate è lo stesso, e quando si capisce questo Zen profondo di Lean tutto il resto che fai sarà molto più semplice.
I due requisiti per lavorare in un vero e proprio Lean Enterprise sono: 1) seguire il lavoro standard, e 2) trovare un modo migliore. Ci deve essere qualcosa di più che e avete ragione, per la maggior parte di noi che la mancanza di lavoro standard non è il, punto di partenza. In primo luogo dobbiamo stabilire degli standard, poi abbiamo bisogno di formare le persone a questi standard e infine abbiamo bisogno di rivedere e verificare che queste norme siano rispettate.
responsabilizzazione dei dipendenti = radicale decentramento
7. Utilizzare il controllo visivo in modo che i problemi non si possano nascondere
Nessun problema deve essere nascosto, ecco la ragione per la quale è necessario creare degli standard di misurazione per poter mantenere la situazione sotto controllo
Per meglio raggiungere l’obiettivo, sarà importante l’utilizzo del Programma 5S – passi che vengono utilizzati per rendere tutti gli spazi di lavoro efficienti e produttivi, aiutare le persone a lavorare in un ambiente sicuro, ridurre i tempi di ricerca di strumenti necessari e migliorare l’ambiente di lavoro.
Eliminare gli elementi non necessari
Mettere in ordine: un posto per ogni cosa ogni cosa al suo posto
Pulire: tenere l’area pulita
Standardizzare: Creare regole e le procedure operative standard
Sostenere: mantenere il sistema e continuare a migliorarlo
Applicando quindi un sistema di Visual management andremo a promuovere lo sviluppo di una attività più sicura, più efficiente e con meno processi dispendiosi. L’obiettivo nell’utilizzo di visual management è quello di creare “status a colpo d’occhio”. Questo significa che un ambiente operativo in cui le condizioni di funzionamento normale vs anormale possono essere rilevate facilmente e rapidamente.
Strumenti di gestione visivi sono utilizzati per:
• Fornire stato in sintesi, che consente il rilevamento rapido e semplice delle condizioni di funzionamento anomalo
• Fornire strumenti visivi per aiutare i dipendenti a completare le attività in modo più rapido e in un approccio più standardizzato
Gestione Visual crea un ambiente standardizzato di lavoro, fornendo istruzioni, direzioni, promemoria, ecc, su come il lavoro deve essere fatto. Ci sono infinite possibilità di applicazione di gestione visiva.
La chiave è trovare modi creativi per applicare la gestione visiva per ridurre gli sprechi delle attività, delle connessioni e dei flussi
8. Utilizzare sono tecnologie testate e affidabili, che servano le vostre persone e I vostri processi
La tecnologia è trainata dalla produzione, non è spinta dalla produzione; è necessario che la tecnologia venga utilizzata per sostenere le persone (non di sostituirsi ad esse)
Prima di investire in nuove tecnologie sarà importante chiedersi: “quale è il mio obiettivo?”
La filosofia Lean di base afferma che bisogna utilizzare macchine “vecchie” e lente ma in grado di rispettare il “takt” di produzione, e dedicate al processo produttive piuttosto che grandi macchinari complessi, che asservono più linee.
Nella realtà dei fatti, i fattori che definiscono il tipo di tipologia da applicare sono diversi, quello che possiamo legare alla filosofia lean, e lo stesso kaizen insegna è di procedere sempre a piccoli passi, meglio il 50% oggi che il 90% domani.
Ricordarsi sempre di misurare i valori odierni, verificare i risultai che si possono ottenere con il nuovo investimento, il carico di lavoro previsto inizialmente, e quindi il tempo di Payback
9. Fate crescere i leader che comprendono a fondo e vivono la filosofia, ed insegnano agli altri
Senza un’attenzione costante, i principi sbiadiscono. I principi devono essere radicati, di deve cambiare il modo in cui si pensa. I dipendenti devono essere istruiti e formati: devono mantenere una rete di apprendimento.
“Vivi la filosofia e insegnare agli altri”
In un approccio LEAN è importante che i leader crescano dall’interno; il Leader non si limita a compiere attività e disporre di competenze persone, ma deve essere un modello di ruolo uno che capisce il lavoro in grande dettaglio ricordandosi di essere sempre un buon insegnante
Un leader LEAN guida:
– dando esempio
-essendo ben informato
– entrando nei dettagli complicati
– facendo domande
– insegnando e formando
– influenzando
– costruendo dei sistemi e processi robusti e sensibili che condividono le responsabilità
10. Sviluppare persone eccezionali e Team che seguano la filosofia dell’azienda
Per poter sviluppare un processo, un elemento fondamentale è creare una cultura forte e stabile in cui i valori e le credenze sono ampiamente condivise da tutte le persone dal Top Management all’ultimo arrivato in Azienda.
Allo stesso tempo una forte cultura condivisa permette di costruire Team di lavoro che collaborano trasversalmente in Azienda, collaborando verso obiettivi condivisi attraverso progetti costruiti in piena collaborazione.
Questa collaborazione ci porta verso un miglioramentodella qualità e della produttività, accelerando il processo di problem solving e di apprendimento organizzativo.
11. Rispettare il tuo network di partners e fornitori, attraverso una sana competizione e aiutandoli a migliorare
Toyota tratta i fornitori di molto simile ai propri dipendenti, spingendo loro a fare meglio e a trovare soluzioni sempre migliori. Toyota fornisce ai fornitori team interfunzionali in modo che insieme possano scoprire e risolvere i problemi con l’obiettivo di diventare ancor più performanti
Di fatto i fornitori sono partner commerciali che partecipano alla sfida aiutandosi a crescere e svilupparsi.
Si va così ad affrontare il concetto di Comakership, è cioè di una strategia rivolta ai fornitori. In primo luogo si tratta di selezionarli e sfoltirli in modo di ridurre il loro numero, attraverso criteri attentamente selezionati.
In un secondo momento si cerca di trasformare i fornitori in partner con i quali operare strategie di acquisto in codesign, riducendo i costi fin dallo studio del prodotto
Se il cliente cerca di creare valore per il fornitore e il fornitore cerca di creare valore per il cliente nasce una collaborazione aperta, si stipulano contratti a lungo termine per rinsaldare i rapporti. Gli obiettivi comuni sono qualità, servizio, innovazione, e costo finalizzati alla condivisione del vantaggio competitivo.
Il lavoro in comune può riguardare il prodotto, il servizio, il processo, allo scopo di realizzare un miglioramento dovuto alle sinergie del collegamento. Da questa iniziativa può nascere una seconda iniziativa, quella dell’impresa a rete. Gli interventi organizzativi vicendevoli e reciproci possono migliorare: le aree operative, i rapporti logistici, la qualità e l’affidabilità, lo sviluppo di nuovi prodotti, i sistemi di supporto (pianificazione), i rapporti contrattuali, il marketing d’acquisto, la valutazione dei fornitori.
12. Andate a vedere di persona per capire a fondo le situzioni (genchi gembutsu)
Da un manager Toyota ci si aspetta che “go-and-see” le operazioni nell’area di competenza. Senza sperimentare di prima mano la situazione, i gestori non avranno una comprensione di come si può migliorare. Inoltre, i manager utilizzano i seguenti principi di gestione :
– Tenere sempre l’obiettivo finale in mente.
– Assegnare Chiaramente i compiti a te stesso e gli altri.
– Pensare e parlare a livello di verifica, i dati sono alla base del miglioramento.
– Sfruttare appieno la saggezza e le esperienze di tutti ,riunirsi e discutere quanto raccolto
– Condividi le informazioni con gli altri in un modo tempestivo.
– Implementare le relazioni, informare e consultare in modo tempestivo tutto il Team
– analizzare e comprendere le carenze nelle vostre capacità in modo misurabile.
– Incessantemente ci si sforza di svolgere attività kaizen.
– Pensare “fuori dagli schemi.
– Siate sempre consapevoli di proteggere la sicurezza e della salute.
13. Prendi le decisioni lentamente e attraverso il consenso, considerando più opzioni; implementa rapidamente le attività
Di seguito sono riportati i parametri di decisione:
– Trova quello che sta realmente accadendo (go-and-see) per testare
– Determina la causa
– Si consideri una vasta gamma di alternative; considerare tutte le opzioni
– Discuti con il Team e se necessario con la Proprietà
– Costruire il consenso sulla risoluzione (“Nemawashi”); raggiungere un accordo
– Utilizzare il sistema A3 per comunicare in modo efficiente
– Attuare rapidamente le decisioni.
14. Diventare un’organizzazione che apprende attraverso la riflessione (hansei) e il miglioramento continuo (kaizen)
Stabilizzare il primo processo, per poi perseguire il miglioramento continuo (kaizen).
L’obiettivo è sviluppare un processo per diventare una organizzazione che apprende, coinvolge e critica ogni aspetto di ciò che si fa, sia che raggiungano risultati positivi che negativi.
Attraverso l’”Hansei” si comprendono le Riflessioni, le lezioni apprese, riuscendo così a trasformare le informazioni in azioni che permettano di correggere gli errori
di seguito ecco alcune attività che dobbiamo applicare giornalmente per diventare un azienda Snella, performante
– Standardizzare le pratiche migliori, attraverso le “lezioni in punto solo”
– Utilzzo del PDCA – Plan, Do, Check, Act
– Utilzzo dei 5 Perché
– Creare piani di breve, medio e lungo termine che coinvolgano l’azienda nella sua interezza
– Chiarire sempre i problemi e applicare immediatamente delle soluzioni radicali
– Standardizzare i processi
– Meglio il 50% oggi che il 90% domani
Passando attraverso i 14 punti sopra descritti e applicandoci con perseveranza, potremo intraprendere il lungo percorso della filosofia LEAN.
TPM…questo sconosciuto
12 marzo 2011 § Lascia un commento
Spesso mi sento domandare:
Come facciamo a rafforzare l’impegno del top management e il coinvolgimento per l’attuazione del Total Productive Maintenance (TPM)?
Questa è una grande questione generale di chiedere qualsiasi sforzo per stabilire l’eccellenza, mantenere l’eccellenza o di trasformare l’eccellenza di un livello ancora più alto. Specificamente per il TPM, ci aspettiamo un elevato livello di impegno totale ad essere costruito in istruzione e roll out del programma, poiché, come suggerisce il nome è Total PM. Quindi il punto di partenza può essere quello di esaminare in che misura la fase di istruzione spiega i ruoli di gestione in supporto al TPM.
Anche ammettendo questa formazione è stata fatta in maniera adeguata, l’apprendimento dei loro ruoli di gestione TPM a impegnarsi pienamente possono ancora essere intellettuali, piuttosto che cinestesico.
Naturalmente il TPM può essere ampliato al di là di fabbriche e macchine per ufficio TPM include la distribuzione dei costi e tutti gli aspetti della gestione di un business, che è un altro aspetto della voce “totale”. Operazioni di produzione a seconda macchine e attrezzature per aggiungere valore. Operazioni non di produzione sono altri beni e servizi.
La prima cosa da fare è avere le mani sporche. Non c’è un modo migliore per migliorare l’impegno complessivo di gestione che sporcarsi. Bisogna sporcarsi, al fine di ottenere pulito. Questo può sembrare un po ‘zen, ma in pratica la pulizia, l’ispezione,la riparazione e il restauro di attrezzature e processi per lavorare in buone condizioni è l’attività fondamentale del TPM. Pulizia non è il lavoro di manutenzione. Non è il lavoro degli operatori. il kaizen non è il lavoro degli ingegneri, è ‘il lavoro di qualcuno che capisce quello che il T in TPM rappresenta. Pulizia e cura dei beni crea intimità, la familiarità, un senso di responsabilità che è essenziale per il miglioramento continuo.
“Perché prima della partenza si vuole passare attraverso il coinvolgimento dei dirigenti per la pulizia?”. Perché non andare nella direzione opposta e coinvolgere i lavoratori in prima linea nel lavoro del manager? Se l’obiettivo è il coinvolgimento totale e la messa insieme di persone provenienti da diversi livelli per l’organizzazione a lavorare verso un obiettivo comune, non sarebbe più facile per tutti noi di incontrarci in comode poltrone della suite executive a guardare i grafici, piuttosto che nella sporcizia calore e il rumore del reparto?
In una trasformazione lean una parte significativa del cambiamento è quello di dare ai lavoratori in prima linea e dei capigruppo la possibilità di prendere decisioni sulla gestione e migliorare i propri processi su una base quotidiana. Questo richiede migliorare le competenze, consapevolezza e conoscenza dei lavoratori e coinvolge alcuni lavori con le carte, sale conferenze e presentazioni. Quando responsabilità e leadership vengono spinti al fronte, dove si può intervenire alla base delle informazioni in diretta, l’apprendimento e l’insegnamento è fatto meglio e raggiunge ottimi risultati.
Perché questo impegno di prima linea nella gestione quotidiana e del miglioramento diventi un arricchimento del lavoro piuttosto che l’intensificazione del lavoro, il ruolo del leader deve cambiare. Si tratta di definire la responsabilità del leader di andare al fronte, al fine di sperimentare la realtà giorno per giorno in modo che si possano sostenere gli sforzi di gestione quotidiana. Il modo migliore per aumentare il livello di impegno è quello di imparare attraverso l’esperienza di prima mano i problemi esistenti in prima linea. Molti di loro sono facilmente risolti una volta che le persone sono in grado di avere una comprensione comune della situazione. Nel TPM molti dei problemi sono legati alle macchine sporche e mal tenute.
Migliorare la gestione totale richiede impegno in modo da poter esporre i problemi, eliminando partendo dalla base, la sporcizia. Questo sporco può anche uscire a livello figurativo, nascondendo i segni di deterioramento forzato all’interno dei sistemi immateriali dell’organizzazione e dei processi.
Nel TPM, una questione utile per testare l’impegno totale di gestione può essere “Quante volte ti lavi le mani oggi?”
Hoshin Kanri….
10 marzo 2011 § Lascia un commento
Hoshin Kanri….
HOSHIN KANRI… un metodo, il risultato!
Come sviluppare una visione comune per conseguire gli obiettivi attesi a costi contenuti.
“Ragionare per obiettivi” è al centro di ogni attività imprenditoriale, raggiungere gli obiettivi è capacità. Indispensabile è avere una visione comune, focalizzata sullo stesso obiettivo, muoversi nella stessa direzione guidati attraverso progetti specifici e misurabili, verificabili nel loro andamento.
L’HOSHIN KANRI, è il metodo, l’adeguata risposta per ogni tipo di attività, applicabile in qualunque settore merceologico; Dalle attività commerciali, alle manifatturiere, dai negozi alle grandi imprese.
L’HK può essere utilizzato sia come metodo di pianificazione strategica, sia per la gestione di progetti complessi. E’ uno strumento operativo in grado di trasferire fedelmente la voce del cliente all’interno del nostro business garantendo crescita e profitti; l’HK è inoltre in grado di gestire trasversalmente le attività di ogni ente presente in azienda integrandosi nel flusso del valore
HOSHIN KANRI, letteralmente tradotto in “Bussola del Management”; E’ una vera e propria applicazione, basti pensare alla connotazione che gli americani le conferiscono traducendola in “policy deployment”, ossia distribuzione della politica, che meglio esprime la capacità di rendere visibile ed estendere la responsabilità a tutti componenti dell’azienda
HK è la spina dorsale “ bussola” di ogni attività tesa al miglioramento continuo, attraverso il TOYOTA PRODUCTION SYSTEM (LEAN PRODUCTION), finalizzato alla gestione del profitto; Rappresenta il segreto dei continui risultati positivi della Toyota. L’HK integra il classico sistema di Budget all’interno di un piano strategico proiettato su più anni, utilizzando un sistema di “catchball” per la negoziazione e definizione di obiettivi e per la pianificazione del lavoro necessario per raggiungerli.
L’HK si sviluppa attraverso l’utilizzo di moduli in formato A3, con il costante utilizzo del processo di PDCA (plan, do, check, act); L’HK permette di pianificare le attività, trasformarle in attività concrete, portare un cambiamento effettivo, verificarne la congruenza con il raggiungimento degli obiettivi con la definizione uno standard aziendale.
La scelta del formato A3 non è casuale, ma frutto di attente valutazioni. l’A3 è’ un formato internazionale, standard, fattore basilare per ogni attività Lean; Con questo è possibile elencare – integrare senza spreco le informazioni necessarie per l’esposizione del progetto, dalla storia che lo precede, alla formulazione degli obiettivi, dall’analisi della situazione, alle idee di miglioramento approdando alla definizione sintetica del piano di miglioramento; Insomma tutto ciò che serve per essere concreti e raggiungere il target prefissato.
L’HK si sviluppa attraverso moduli a cui sono associati titoli diversi in funzione della finalità specifica, come ad esempio A3X, A3i, A3P, A3SR eccetera. L’HK permette inoltre la raccolta delle informazioni nell’avanzamento dei progetti. Consente di rendere visibili passo – passo eventuali derive e di applicare eventuali correttivi necessari per il raggiungimento dell’obiettivo definito.
L’HOSHIN KANRI, il metodo, lo strumento da applicare, per conseguire il risultato atteso!
Kamishibai, in cosa consiste e da dove proviene
8 marzo 2011 § Lascia un commento
Kamishibai, in cosa consiste e da dove proviene
Per puro caso mi sono imbattuto in un libro in mostra presso la biblioteca comunale intitolata Manga Kamishibai: L’arte della carta giapponese. Si tratta di una storia della forma artistica teatrale della carta dal 1930 ai tempi moderni. Il sistema di gestione per attività di controllo visivo standard all’interno del Toyota Production System prende il nome dal Kamishibai stesso. Per coloro che non hanno familiarità con questo strumento di gestione snella posso consigliare la lettura “Che cosa è un Kamishibai?” One point lesson = Kamishibai.
Gli stili e gli oggetti di Kamishibai sono abbastanza vari e anche includono gli annunci di notizie, come la II Guerra Mondiale, l’annuncio dell’occupazione americana o della nuova costituzione del Giappone
Il Kamishibai è ancora uno strumento attivo per l’educazione della prima infanzia.
Ci sono sempre meno persone che vivono la creazione o l’esecuzione di Kamishibai in Giappone. Nel libro Manga Kamishibai l’autore cita un peformer Kamishibai che ha incontrato nel 1980, il signor Morishita:
“Kamishibai sono una strada a doppio senso, in contrapposizione alla televisione, che è una forma a senso unico di comunicazione. Inoltre, Kamishibai sono una fonte di insegnamento morale … Oggi la televisione non ha alcun rilievo morale … ed è qualcosa che il i bambini hanno bisogno.
Nel Lean Management system Kamishibai facilita anche la comunicazione bidirezionale tra le persone che fanno il lavoro e il leader che controlla che gli standard siano mantenuti. Come un modo per rafforzare l’eliminazione degli sprechi e il rispetto per le persone, forse possiamo dire che esso serve anche come una forma di lavoro teaching.Standard work, gestione quotidiana, camminata nel Gemba con 5 perché, dialoghi per l’insegnamento e la soluzione dei problemi sono tutti elementi che rendono il sistema Kamishibai di successo nelle trasformazioni rendendole più sostenibili. Alla fine il pensiero è ancora parlare di gente e fare la cosa giusta: la morale e l’etica. Dopo più di 80 anni l’uomo umile Kamishibai ha ancora qualcosa da insegnarci.
Going Lean in Manufacturing – appliachiamo LEAN DESIGN
7 marzo 2011 § Lascia un commento
Di seguito trovate un articolo trovato sul web che fa riferimento all’applicazione della LEAN MANUFATURING nel Mondo dell’ingegneria Aereospazione e specificatamente nella “fotografia” di cosa accade dopo la progettazione.
Ci stiamo trovando spesso davanti a situzioni dove, le persone coinvolte in Azienda hanno una visione estremamente limitata dei processi, spesso solamente del processo che riguarda la loro attività, oppure se siamo fortunati ci troviamo di fronte persone che conoscono anche il processo successivo, ma difficilmente quello che li precede.
Come vedrete nell’esempio sotto indicato, l’applicazione della LEAN MANUFATURING ci permette di estendere questo tipo di visione applicando i concetti che hanno fatto crescere tante grandi Aziende.
Quello che non deve spaventare e dobbiamo ampiamente comprendere, che il modello LEAN può essere adattato a qualsiasi tipo di Azienda, indipendentemente dalla dimensione(abbiamo sviluppato casi di aziende di 4 persone), e indipendentemente dal settore in cui opera (applicazione presso Dentisti)
Ora vi prego di leggere con attenzione quanto sotto indicato e spero che possa essere spunto di numerose idee
By JP LAMBIASE, Design Engineer, Custom Electronics Inc.
Numerous Benefits for Aerospace Engineering The benefits to going lean – in aerospace and numerous other industries – are significant. Traditional manufacturing processes have posed common problems that have hampered companies’ efforts to decrease costs and improve output. The defects, overproduction, and obsolescence inherent in conventional manufacturing come from a reliance on a great deal of people and processes to complete a singular task. Businesses working under such conditions face more expenses, greater overhead, and countless non-value-added processes that impede progress. Applications where lean manufacturing techniques specifically address the needs for the aerospace community include: • Power-supply systems; • Transmitter power-supplies for electronic countermeasures (ECMs); • Detonating devices for exploding foil initiators (EFIs or EBWs) used in electronics safe and arm devices (ESADs); • Partial discharge sensing equipment; • Power electronics applications; • Pulse power applications; • Pulse-forming networks for radar transmitters; • Starters for jet ignition systems; • Guidance-system transmitters for missiles; and • Radar transmitters for shipboard defense systems. Often, companies design and manufacture their products based more on a devotion to the way it has always been done than on creative and new processes that represent improvements over the status quo. It is likely these manufacturers do not even see the fat in their approach. In many manufacturing environments, waste goes unnoticed. These are some telltale signs of a need to streamline manufacturing methods: • Unnecessary shipments; • Unused equipment and tools; • Time-consuming assemblies; and • Product inconsistencies or defects. These problems can rapidly add up to significant depletion of resources, time, and money. As a result of inefficient operations, a company might face longer lead times, more waste, and more time spent on unnecessary steps and processes. The above obstacles can be easily avoided with the use of lean design implementations and components, which serve to eliminate unnecessary steps. Some of the additional benefits to producing lean components are improved safety, increased product and process quality, and quicker delivery. Lean components therefore pose a huge advantage in the market for aerospace manufacturers that desire to improve their current processes. There are several types of lean components and various reasons to employ them. Condensing multiple assembly components into one larger component can save a company time and money from the beginning of the design process to the end product. The bus bar, in particular, is an example of a lean component being used for countless electrical applications. Its benefits rely on its quality, reproducibility, consistency, and a relatively simple design, reducing the risk of human error, lowering inductance, and increasing electrical efficiencies. Bus bars convert a complex mess of cables into a single robust assembly. Nearly any power distribution requirement can be satisfied with the use of a bus bar. Bus bars and integrated electronic assemblies are both considered block products, prime examples of simplified and improved fit and functionality for use in larger assemblies. The block design is a lean engineering technique which fuels the primitive stages of component design. Block design in bus bars is basically condensing multiple components into one solid object. This simplification prevents missing components, eliminates guesswork, and speeds up the design-verification process. Following the design phase, the block approach benefits nearly every other aspect of production by significantly cutting costs and saving valuable time. Nearly any department that touches manufacturing benefits from the move toward leaner production. This includes: • Procurement: Benefits from the block design by arranging vendors for one individual assembly, rather than a long list. An order can now be placed for a single item, simplifying communication by eliminating multiple part files. • Receiving: Allows for a customer source inspection of only a single unit rather than traveling to multiple vendors to inspect individual components. • Accounts payable: Requires cutting only one check for one part to one vendor. • Inventory control: If this block design were broken down into its individual components and assembled in-house, an additional number of individual components would have to be inventoried to compensate for expected manufacturing loss. Because it is a one-block design, this eliminates the need to stock more internal components than might be used. Furthermore, typical block assemblies will be sealed and not require as careful handling and storage as individual sensitive components. Manufacturing of bus bar block components also requires less process development since prior steps to assemble the block have already been taken care of by the vendor. The benefits in manufacturing the bus bar assembly reduce the risk of incorrect and/ or improper wiring. Installation becomes more efficient based on its static geometry and definable terminations, which results in fewer manufacturing personnel and process instructions required. Lead bus bar designers have incorporated lean engineering techniques into their own processes, providing an engineered insurance of fit and function. Through numerous inspections in the beginning stages of design, bus bar block assemblies guarantee exactness and fewer parts prior to issue to manufacturing. Lean manufacturing offers proven benefits to the aerospace market. Through block design and alternative component choices such as bus bars, the lean approach enables aerospace engi neers to cut the fat from their own products and strengthen their competitive edge within the industry.
Custom Electronics, Inc. Oneonta, NY customelec.com
Visita in Porsche 19-06-2010
6 marzo 2011 § Lascia un commento
Visita stabilimento porsche Stoccarda
Nella giornata odierna abbiamo avuto la grande fortuna di poter visitare lo stabilimento porsche di Stoccarda e vorrei raccontarvi cosa abbiamo visto
la prima cosa che ci colpisce e’ l’uniformità a livello di accostamento cromatico, in tutta l’area dello stabilimento Porsche , le stesse strutture di alluminio e acciaio che contornano i fabbricati, il personale in uniforme, che espongono in maniera fiera il logo Porsche; fin da subito ci capisce che di fronte trovi un’azienda unita che guarda nella stessa direzione e che lotta per essere la migliore in tutto
Ma ritorniamo al tour, accolti presso il dealer porsche direttamente collegato allo stabilimento ci avviamo all’interno(ovviamente vietato foto e cellulari); partiamo dall’area destinata al supermarket dei componenti dei motori, destinati a tutti modelli Porsche, e ci troviamo in un’area parzialmente vuota, perfettamente ordinata, e pulita, si percepisce immediatamente che il materiale e’ gestito con facilita’ e completamente a vista, nessun automatismo a livello di gestione e’ introdotto, se non dei semplici lettori di codici a barre, dove iniziamo a vedere dell’automazione, e’ proprio nella fase di trasporto dove dei sistemi automatizzati, portano il materiale dall’area supermarket alle linee di assemblaggio motori
Questo ci fa capire che, vista la distanza tra i due reparti, i muda di trasporto sono stati integrati con sistemi automatizzati, eliminando cosi lo sforzo umano
Vorrei sottolineare un importante dettaglio, i fornitori consegnano 20 volte al giorno i particolari destinati ai motori, quindi in caso di difetto, i pezzi da eliminare e selezionare sono estremamente ridotti
Ci spostiamo poi al reparto assemblaggio motori, dove ovviamente non viene portati direttamente a contatto con la linea, ma da un ballatoio possiamo solo che osservare.
Anche in questa area immediatamente colpiscono la pulizia l’ordine dei materiali, delle linee e dei pezzi stessi, nonostante di tratti motori, e ancor più possiamo un ritmo di lavoro da parte degli operatori assolutamente accettabile, ma come gli operatori possono comprendere che stanno producendo quello che serve??, semplice dei grandi monitor appesi espongono i di linea, e ne suggeriscono il comportamento
In questa area vengono prodotti i motori per tutti gli stabilimenti (Stoccarda e Lipsia) e spediti regolarmente.
Ogni dettaglio non e’ lasciato al caso, la stessa selezione della pelle e’ fatta con attenzione, ogni particolare di pelle e’ curato nel dettaglio, “il cliente porsche vuole la perfezione”, quindi tutti particolari che non rispettano il livello indicato, vengono eliminati, o meglio, raccolti e utilizzati per oggetti diversi, quindi nulla viene gettato ma riutilizzato
Successivamente si passa al montaggio su tutti i componenti rispettano ogni singolo dettaglio richiesto dal cliente, dalla pelle bicolore, ai dettagli delle cuciture e via dicendo
E finalmente arriviamo all’assemblaggio finale,dove dall’arrivo del telaio al completamento della macchina abbiamo potuto osservare in che modo nasce una porsche, purtroppo alcune fasi non ci sono state mostrate per ovvi motivi
Sarebbe ripetitivo dire, che i dettagli sono curati, che gli operatori mantengono dei ritmi di lavoro rispettosi per la salute, e nonostante le auto escono correttamente, senza nessun difetto e perfette come gli stessi cliente le vogliono, ma ci troviamo di fronte ad un sistema impeccabile
Qualcuno, potrebbe dire, ma non sbagliano mai?? Certo che commettono errori, ma vengono immediatamente presi in considerazione e risolti alla radice coinvolgendo tutti coloro che sono collegati
Sia che si possa o no acquistare, dopo aver visto l’approccio, la disciplina e l’amore con cui vengono prodotti questi gioelli ti viene voglia di possederne una, o quanto meno di poter far parte di questo mondo che ruota in torno al marchio Porsche, azienda che vorrei ricordare nel 1992 era vicina al fallimento, e che grazie alla voglia e delle persone che la compongono e l’applicazione della metodologia Lean e’ divenuta una delle fabbriche più performanti al Mondo
Vorrei chiudere sottolineando alle ore 14, ora di inizio del tour abbiamo incontrato il CEO, Mr Mach, il quale usciva dallo stabilimento, dove ci dicono giornalmente trascorre il parte della sua giornata (come il CEO precedente) a contatto con i reparti di produzione verificando costantemente i processi e i materiali fluiscano regolarmente…
Complimenti Porsche, avete dimostrato che con persone positive, che guardano dalla stessa parte, e un metodo performante come la Lean si possono raggiungere grandi traguardi…….ora tocca a noi…
CREATIVITY ‘IN THE COMPANY TO OUR DAYS
20 febbraio 2011 § Lascia un commento
FROM CHAOS TO EXCELLENCE Success has a fleeting life and the chaos is on the corner, ready to take over from what is often called a victory. Accelerating change and complexity pose a challenge for organizations pursuing excellence as a principle of development. ACCELERATION OF CHANGE AND COMPLEXITY ‘ Tom Peters is a reference to the works written by R. Waterman In Search of Excellence, which was followed by a second volume entitled “The passion for excellence. These works illustrate a number of key ideas on the direction, essentially based on common sense, reinforced by a series of very specific examples, referring to companies that have been successful. A subsequent search after three years, which occurred more than a third of them had failed. This discovery enabled him to understand that excellence alone is not enough. It ‘requires that companies, managers and staff are able to implement the characteristics of flexibility, of adaptability, opportunism and creativity to enable them to ride the chaos. The word chaos may seem excessive, but was chosen deliberately for its etymological meaning of open, gaping. The word recalls the idea of the primordial state before the biblical creation of the world, and focuses on two trends that many observers seem to agree: a) the acceleration of change and b) the complexity. • First, the acceleration of change. This chan-ges is manifested both within the States, in society, family, organizations, and international levels. We have spoken enough of economic globalization, and is now an irreversible phenomenon. We have gone from a bipolar world to at least a four-pole, where Japan is the third largest and fourth united Europe. Glimpse, however, other centers of influence with which we must cooperate, Korea, India, China and perhaps tomorrow, Brazil. • The second trend concerns the complexity. The world is neither easier nor more difficult than it was a century ago. And the ‘new awareness of this complexity and the need to cope in a world where everything is related to everything. Look for simple solutions to every problem is an illusion now desirable. Understand and live the spirit of the system is an absolute necessity for survival. The company today can be considered as a permanent place of troubleshooting multi-disciplinary (marketing, finance, technology, human, social …). Here is a set of attitudes that allow the case to face and benefit from: • agreeing to step out of their ivory tower; • be prepared to adapt to change; • be flexible, have access to multiple languages; • know how to take risks; • to trust their own ideas and those of others; • be able to translate the negative experiences into opportunities; • make the right to make mistakes; • accept the game of transparency and open doors; • make the team. EXCELLENCE: persistently exceeding Excellence is a quality that has become a principle of management. It ‘necessary to overcome the barriers of expertise and the opening of borders, since by definition of excellence is relative, you can never achieve. What may seem excellent today, in a given context, it is much less in a situation closely and will in the near future or far away. His strength and his weakness is not simply the need for continuous improvement “Today better than yesterday and tomorrow better than today.” Excellence imposed from above is seen as a critique of the mediocrity and a willingness to blame for a greater commitment of employees. The rediscovery of excellence by each and lived at all levels becomes instead a means to instill in each an entrepreneurial spirit, to turn every employee into an entrepreneur. New is what we do not know, that was not there before, that has changed. He expressed this concept well Heraclitus Do not you ever bathe twice in the same river water, there is one thing that does not change, the change because everything is constantly changing, ourselves, at two different times, we are no longer the same person. The same, at two different times, is no longer the same. THE CONCEPT OF THE NEW The new one is produced continuously by what surrounds us and ourselves. In other words, has become a new theme to fashion from the moment the company and the situation of competition between contractors have stimulated the idea of the market with original ideas and, thanks to new, market needs. What is new for the individual? It is something different. Gordon and Prince, the inventors of Synectics say that our natural attitude toward the news is to look as if we were family, and reconnect to things we already know. Therefore suggest to look at things that are familiar to us as if we were entirely new. What we perceive as new and so what has one or more degrees of difference in relation to something we already know. We can react to the news with indifference, acceptance or rejection. We live it deliberately because we like it, endure it because there’s tax environment, or simply because you are forced by management in which we work. NEW ‘AND RESISTANCE TO CHANGE Let us now discuss the concept of resistance to change, which is a real obstacle they encounter every manager or manager. Another lifestyle change is to create, invent, and it is confronted with the existing creative attitude. By definition, creativity is very focused on innovation. His senses are trained to perceive everything, so to better capture the change and difference. The news that we invent, we want to share. This is the function of the innovators, whether they are generalists (entrepreneurs, CEOs, executives, marketing, human resources rigenti-etc.) For which the management of change is one of the tasks, or specialists, for whom ‘ Innovation is the main if not the only mission. In all cases these people will have to stimulate, because innovation can not be imposed. A change is imposed for failure, if not immediately, certainly in the end. In fact, it will produce in their mechanisms of self-sabotage which will ensure that its application is disappointing. TO HELP PROMOTE CHANGE It may stimulate in different ways. For example, make comparisons, but simply the presentation of certain operating results in comparison with what had been done in the past and what we hoped to do. It may simply be a disastrous event. In any case, the innovator will have to be careful that this stimulation is not experienced in the negative, will have to ensure that the positive effects greatly outweigh the negative ones, because if you got the attitude is that of fatalism or hopelessness, has been a failure . It is here to provoke a feeling of revolt against the event and a desire to confront it, to overcome it. Another way of stimulating and encouraging. The encouragement to be revealed by both the Executive Board, as an aid in terms of real and concrete. Yet another way for you to persuade. A communication can enhance well-studied for its novelty, may awaken the curiosity, desires, and getting people to accept change. A creative approach combined with creativity techniques in everyday life are essential for technical innovation. These measures will stimulate and support innovation and rectum among the core values of the organization. One could argue that the CEOs are talking about years of innovation, which is very rare to find a business strategy in which there is no innovation as a key to the success of present and future. These forms of management are completely inadequate. A password becomes a value when it is proven that people who have thrown you believe, that is when their behavior conform to the words. In other words, innovation becomes a key value of the organization when the innovators are recognized and rewarded. From the moment not only permits them to take risks, make mistakes, get out of the beaten track, but also presents them as models to others and not as the marginal utility of which to withstand the forces’ eccentricity. So the innovation itself becomes one of the normal functions. Opening to the world through creativity ‘ The president of a company said in a recent interview, “Who does not have European ambitions, has no ambitions at all.” This sentence seems overly restrictive, because Europe is not a part of the world, open to the rest of the world. The international dimension is part of our daily lives and it would be hard to find a house in Italy where there are no products from three, four or more different countries. The irruption of the world in daily life has not yet been fully integrated in the life of yet this is a necessity, and not just those involved in medium and long term strategies. Setting off in unison with the cultures of the universe is a task made possible by the creativity. In fact, being creative is able to communicate with each other, the other starting and continuing with our colleague, our partner. Being creative is being able to tune in with others and subsequent passages, with the stranger. Getting to this mental flexibility, so it does not require more linear and sequential, but multiple, synchronous, is the challenge that we must win and we face a growing pleasure from the moment they accept a greater share of use of resources of our brain. With the development of acuity of perception, with the overcoming of prejudices that reinforce the ethnocentrism of each of the old European nations, compared with a priori to all that is new and different, a man is born again that, while reaffirming its national or regional culture, you know not only accept and respect the culture of others, but also find in it an endless source of enrichment. In addition, the ability to relate to the cultures of past and present to create a remedy for those of the future is virtually indispensable to reduce the stress of modern man. A NEW STYLE OF MANAGEMENT The introduction of creativity in organizations is closely related to a new style of leadership. The many books published recently on this issue have in common is what is called the inverted pyramid. In other words, the classical hierarchical scheme that provides up to the Summit of the man credited with the possession of knowledge, giving orders, relayed by the gears at the base of the hierarchy that must implement it passed or are being rapidly overcome even in more traditional organizations. In the new organization is now implemented the matrix management, directional pattern in which an increasing number of people is connected to two poles of influence, a hierarchical, the other functional. Tomorrow we will go towards a multi-management. In addition to connecting the two poles mentioned above, all the paintings belong to a group-project of more or less long, multi-disciplinary project teams, which will be entrusted with a mission to accomplish, with the technical resources, intellectual and time. ACCESSION TO PARTICIPATE The leaders are not prepared for this style of command. They are aware of the fact that the classical way of giving orders is obsolete, but have not yet learned to give instructions so that, on the one hand, attitudes are understood perfectly, and, secondly, that meet most of membership participation by persons who receive them. The manager today must be a real entertainer, he must give encouragement and guidance to boost intelligence, creativity and energy of employees because they use their resources and focalizzino in the right direction. Typical of this, the creative work. The new rules of the game, the manager gives the basic references and outlines the criteria for success. Employees bring their claims against their intuition, they use their resources, expertise and imagination, individually and in groups to propose and then implement new ideas relevant and effective. BECOME A Creative Animation The need for the manager, to become a creative soul, is meeting a growing need of the staff not to be reduced to the simple role of performer. This means that employees must be able to give, as often as possible, a contribution to defining the tasks and processes that is being offered. To avoid such frustration that the rebellion discovery or larvae, it is important that the manager should draw up a rule of the game and send the staff of the mental tools that allow them to practice it, what you see already in some organizations achieve peak. So, how to help the manager or the person to play this role? CREATIVITY ‘, A NEW METHOD FOR SPEECH Those responsible will have to learn a grid of rea-ture of human behavior, making them aware of the fact that pure rationality leads to irrationality. The human being is not only the left hemisphere of the brain is totally dedicated to the collection of objective facts and their interpretations of deductive, but also of the right sensitivity, emotions. In addition, the individual, each individual has values as well. The result is the same process of thought, the result of an interaction between the various parts of the ego. The executive and managers have an incentive to learn, to understand its operation and that of others. They also need to discover the complexity and richness of communication, to find the sources of human energy and the means do not block or squandered, and the techniques and attitudes that can unlock and develop. Should also become a consistent pattern. In conclusion, the key idea for a new style of soul-tion goes through the importance attached by those who have responsibility for directing the establishment of conditions to facilitate the use of creativity for all and forever. This is the price that the organizations of the 2000s have to pay to become more innovative. Firstly, advise the executive and the leaders to commit their personal responsibility, knowing that an innovative behavior does not occur spontaneously and that he will need to encourage by word and deed the creative behavior of subordinates. You have to recognize individual differences and discern the potential of each to make them understand the tasks and objectives to be achieved. This will ensure that promotes individual responsibility and maturity of each. If people have the impression that we have or have little control over their environment, develop behavior passive, conformist and immature. Managers must ensure that innovative ideas are trans-stopped at the highest level possible and must not ignore the feedback., With reasonably challenging goals, making the tasks that foster a sense of personal and professional growth of people with whom they work. The notion of creation is very important. Managers will also need to establish a healthy attitude to failure in the face, and viewing it as an opportunity to learn. WORK AND TRAINING The dilemma today is to grow up culturally or perish. This is also true for organizations. We are emerging from a myth that has already cost us dearly, that training and education is something that relates to childhood and adolescence and the adult in the true sense of the word, it means arriving at the end of growth. Large schools and diplomas have done nothing but reinforce this myth and today it is not unusual to see managers or executives who believe that the register for a training seminar corresponds to confess their imperfection. The concept of lifelong learning was originally developed for others. Its exponential growth is a good thing, not only for the training institutions. But at the same time, appear the limits: the amount of new knowledge must be acquired to combat what has been called the explosion of ignorance, the need to learn the techniques of direction, of update and supplement, causes some futurists have already provided the framework of the date on which each will spend more time to build than to produce. What is manifestly unacceptable, but would be ineffective. Training, as conceived and practiced today, he enrolled in a sequential pattern of Taylorist: Job formed or me. The seminar is presented here as a teacher in the brackets we will charge before returning to productive tasks. Surely this parenthesis is extremely useful and will remain indispensable for de-term effects of rapid change and intense at the same time we see the opportunity and the need not to create a clear divide between the moment when you learn what and where acts. In fact, in a normal working week, there are many opportunities to learn. As we take some of them and let slip the other: hence the new concept of lifelong learning. The mere maintenance of our body in good working order is a consequence of constant learning. Recent neurophysiological studies have shown that the equilibrium does not exist. Either we develop and grow, or we shrink and there crumpled, in a nutshell age. REINVENTING THE WORK THROUGH CREATIVITY ‘AND PLEASURE Recworking The term was invented during an international congress of sociology of work, from work and recreation. Attendees came to the unanimous conclusion that, tomorrow, the bulk of the work will be done by machines and robots, the human part of the work itself can not be taken if not lead to an intrinsic content of play, fun and pleasure. It has not yet found a translation that returns a good idea of the term reckworking: lavogodere is an acceptable equivalent, but not entirely satisfactory. One can also imagine the word work, or recreational giocavare. One could distinguish three periods in the man-work. • The first time was that of duty, work was an obligation not only to survive but also moral, which gave to its author, even a certain respectability and sanctity; • The second period saw the prevailing regime of the contract: the individual talent and exchanging expertise in change of status and remuneration. The old values of identification with the company, overtime and practices to take home at the weekend, looked like things of the past; • The third period corresponds to the economic crisis and the irresistible rise of Japan, which led to a rediscovery of the values, as opposed to a strong need to achieve through work. It is not, in fact, just a hedonistic pleasure of consumption, but a legitimate pleasure from its alignment with organizational values. HUMANISM IN THE COMPANY In a rapidly changing world blowing up valid points of reference, there is a need to rediscover those values which are, as ever, a certainty in life everyday. The revaluation of the personal and intimate is the most useful thing to do and that, as regards the corporate world, identifies the so-called Humanism business? The assets of a company is, of course, made up primarily of those people who decide to commit themselves to share and make their business vision and daring. Job descriptions, job description and so often lead company employees to feel unmotivated and considered. Humanism company pushes the definition of new systems able to give weight and value not only to its economic, but also other variables such as work environment, the business climate, staff development and quality of life. Employees need to feel the company made, challenges and recognition of their contribution. You are no longer looking for honest wages for honest days of work, but rather aims to opportunities that allow visitors to enjoy a great work.
Corporate Identity
11 febbraio 2011 § Lascia un commento
Each company in its operations continuously and durable weaves a “spider web” indivisible and interdependent between things that meet and the things that do not touch. We can assimilate figured the company to a village consisting of a collection of houses around the tower with the church and town hall, the streets and fields, but also a more radical measure, such as the values, traditions and customs that over time have matured in the components of the village and the firm in fact. The relationship between “the players in the business” in the management of work (for goods and affections) evolve on the basis of real values defined by the Leader by example, the definition of and respect the mission and vision of the company include references to key the conduct of all activities. If we accept the definition of “image” as the appearance of the objects perceived through the sense of “subjective” vision and “brand” a specific sign or symbol – the original that distinguishes a product or service made by the company to distinguish it from other similar We understand that the combination of both defines the “identity” of the perceived. The image that identifies the brand is built through actions, attitudes and behaviors in the supply chain “business – the market” that “law-sense” the specific identity, the image is in fact the “manifesto” in which the firm forward it to market its “character” through the efforts of respect for the values part of its mission. E ‘of the actors must have the will and the possibility to check periodically (with honest awareness) that the conduct and actions are consistent with the objectives outlined in the case should apply any necessary corrective measures for the maintenance of the route. How do you test? Just by looking at it fairly, and honestly the behavior and actions towards the market and the company itself to wondering if what is happening meets market expectations – the customer (trying to put ourselves in the same customer – market) A few months ago, visiting a major Italian manufacturer of sports cars, we wondered why we were in the field machining of the engine components of the cars on display were built by the same manufacturer, the demand for our business managers they said that the people who work in this area do not have the opportunity to see the finished product out of the assembly line and it is therefore necessary that these people are aware that the what is produced is an important component of the product in fact reinforcing the sense of belonging to the company. The mark usually consists of an icon or graphic image with specific colors, must recur across the board – perceptual and repetitive through the consistent use of colors, graphics (style – characters – fonts etc..) Within which all ‘outside the company continually identifying and attracting a positive corporate image; Repeated use of corporate colors, and graphics of the brand is the most immediate could be used to renew a sense of belonging to the company recognizing an active, positive and distinguishing themselves in global business. Especially in trade shows, in illustrative documentation, administrative documents (letterhead – business cards etc..) Is very important to reproduce colors and brands in order to confirm the specific and distinctive company image To better manage the use of the graphic image is useful to gather all the information (RAL / Pantone color – Font of characters composing the mark and the words – in combination ‘use of color-scale size, etc..) In a “graphic manual “that must be continually consulted and updated with the inclusion of studies – pictures and all that concerns the evolution of the corporate image.
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