8D, viste da un altro punto vista

21 dicembre 2011 § Lascia un commento

Prendendo spunto da un articolo tratto learnsigma, ci tengo ad evidenziare 8 punti , indipendentemente dalla filosofia o metodo che dir si voglia che sta alla base, ritengo che i punti sotto indicati diamo una chiara visione di come si debbono affrontare i problemi e successivamente risolverli.
Non e’ mai facile affrontare i problemi e risolverli senza avere un sistema affidabile e facile da applicare, ma attraverso 8 semplici passi possiamo andare oltre; ma voi ci credete?!, sapete sempre come affrontare i problemi?!
Buona lettura

Use Team Approach: Establish a small group of people with the knowledge, time, authority and skill to solve the problem and implement corrective actions. The group must select a team leader.

Describe the Problem: Describe the problem in measurable terms. Specify the internal or external customer problem by describing it in specific terms.

Implement and Verify Short-Term Corrective Actions:
Define and implement those intermediate actions that will protect the customer from the problem until permanent corrective action is implemented. Verify with data the effectiveness of these actions.

Define and Verify Root Causes: Identify all potential causes which could explain why the problem occurred. Test each potential cause against the problem description and data. Identify alternative corrective actions to eliminate root cause.

Verify Corrective Actions:
Confirm that the selected corrective actions will resolve the problem for the customer and will not cause undesirable side effects. Define other actions, if necessary, based on potential severity of problem.

Implement Permanent Corrective Actions:
Define and implement the permanent corrective actions needed. Choose on-going controls to insure the root cause is eliminated. Once in production, monitor the long-term effects and implement additional controls as necessary.

Prevent Recurrence: Modify specifications, update training, reviewwork flow, improve practices and procedures to prevent recurrence of this and all similar problems.

Congratulate Your Team: Recognize the collective efforts of your team. Publicize your achievement. Share your knowledge and learning.

Mente Sana in Corpo Sano – altri elementi per migliorare

14 dicembre 2011 § Lascia un commento

Di seguito un articolo preso da http://www.mylife-coach.net/1793/psychic-powers-silent-lucidity-of-your-mind/ dove si parla di mente e corpo e l’importanza di stare bene per poter ottenere grandi risultati

Questo tipo di approccio vale anche nei percorsi di miglioramento continuo, nell’applicazione della Lean organization, in quanto essere fisicamente in forma permette di ottener grandi prestazioni anche in campo lavorativo in quanto possiamo avere il supporto di mente e corpo contemporaneamente; in Italia, tendiamo a sorridere quando veniamo a sapere che i giapponesi prima di iniziare a lavorare fanno ginnastica e al termine fanno streching, ma ci siamo mai chiesti perché?
Vi lascio alla lettura

Grazie

Psychic Powers is a really typical phenomenon that occurs with everyone’s life. Sometimes you may observe that your kid is talking to an invisible organization or discussing an unusual topic. You suddenly realize that some thing had gone incorrect or you attempt to cease these activities by scolding them. As a result of a pure mind your child has the energy to communicate to the paranormal powers within them. These are very typical incidents that happen. But in case you are truly enthusiastic about building these powers just prepare your self for the alter and get started with some of the ideas and recommendations to develop these powers mentioned beneath.
Know your energy: if you region newbie it is very crucial to focus upon the innate powers that you have to develop. Concentrate on your specialty and accept the fact. Sometimes you can get diverted from the monitor because of fear that may arise all of a sudden. Relax! It’s component of your existence. Controlling your mind will eliminate all of the unhealthy elements from the thoughts.
Make yourself healthy: To bring the power for developing the sixth sense, your entire body needs a healthy thoughts. The practicing of breath getting workouts or yoga is really a vital tool to make your mind strong. With this particular power you can very easily connect using the subconscious mind and establish the reality from the new globe. Focus on your diet plan and keep your self away from the disturbed globe.Work about the power: It may consider some time to rationalize your psychic sense. At first you are not certain from the art and this could make you stressed out. In no way worry, because you are only a learner now. Using the gradual exercise and mind games you’ll master this art and work wisely. Attempt to experiment with your buddies and loved ones members and listen to their feedback. In case you are good, then relax. You’re approaching the following level really soon.
Powers for a cause: Interpretation is really a great method to create your power. Attempt to apply your skills for the betterment of the culture. If you can manage any situation, people will treat you as a scholar and produce a faith inside your passion. Moreover, you’ll also really feel the essence from the power for a great cause. Sharing positivism is a great factor to master the fine art.To upgrade yourself using the paranormal activities, you can consider the reference from the pursuing book list which will information you in a better way.1. Discover Your Psychic Kind: Building and Using Your Organic Intuitiontwo. You are Psychic: The Fine art of Clairvoyant Reading & Healing3. Awakening Your Psychic Powers: Open Your Inner Mind And Control Your Psychic Intuition Today (Edgar Cayce Guides)

La famiglia di un imprenditore/manager

7 dicembre 2011 § Lascia un commento

Vivere in una famiglia dove lui o lei sono imprenditori non e’ assolutamente facile, stare vicino a queste persone può diventare quasi una “missione” di Vita, in quanto il ritmo della loro vita e’ scandito dal lavoro e da tutti gli impegni che li circondano.

Per molti questo tipo di approccio può sembrare folle e completamente distante da quel può essere il giusto comportamento di un buon padre o una buona madre, ma qualcuno si e’ mai chiesto cosa ci stia dietro? Pensate sia solo per denaro?pensate sia solo per potere? Certamente in alcuni caso e’ possibile, am vi sono tanti altri casi( come quello del sottoscritto) che sono volti ad offrire alla propria famiglia, figli, moglie, compagne, una vita migliore, qualcosa di più.

Non solo, essere un buon imprenditore implica avere un forte senso di responsabilità verso le persone ruotano e lavoro intorno a lui/lei, proviamo a pensare all’indotto che vive intorno ad una azienda più o meno grande, quante persone, quanti mutui sostiene un’azienda?!

Quindi essere compagno/compagna di un imprenditore/imprenditrice non e’ un lavoro per tutti

Il consulente a KM 0 = Lean per eccellenza

30 novembre 2011 § Lascia un commento

Quando si parla di consulenza e nello specifico di Consulenza focallizzata alla Lean Organization si parla di riduzione degli sprechi, riduzione dei costi, miglioramento continuo, e di consuguenza impatto sull’ambiente, di un nuovo approccio e in molti casi in un nuovo modo di vivere.

Provate a pensare da dove provengono i consulenti delle vostre aziende, è raro trovare un consulente che percorra non meno di 100 km rispetto ai suoi clienti, e la cosa divertente è che le aziende delle nostre città prendono consulenti di altre città senza cercare in primis nella realtà che li circonda.

Questo breve post, è volto a invitare le Aziende, di qualsiasi natura, a guardare nel tessuto locale prima di adentrarsi in altre città per trovare le competenze di cui hanno di bisogno – se nonostante la ricerca non avranno trovato quanto di bisogno allora avrà senso guardarsi intorno.

Ecco alcuni buoni motivi:

– risparmio nei rimborsi spese

– Impatto ambientale contenuto

– Possibilità di avere un contatto più stretto e incontri più frequenti se necessario

– Incrementare ulteriormente il traffico delle autostrade

Qualora qualcuno di vi avesse altri buoni motivi, non esisti a scrivere

Aspetti base per essere un CEO

26 ottobre 2011 § Lascia un commento

Al giorno d’oggi non vi sono periodi tranquilli, in cui si possa procedere con calma e prendere tempo, i leader di oggi sono presi dai continui cambiamenti esterni che richiedono cambiamenti interni al fine di poter rimanere in corsa; uno studio dimostra che la maggior parte delle aziende nate nel 1955 è sopravvissuta fino al 1990; dal 1990 al 2004 solo un terzo delle stesse è rimasta sul mercato, questo ci comprendere come il nostro Mondo è cambiato e come continua a cambiare

I leader di oggi devono guidare la loro nave in un mari dove le onde raggiungono i 40 piedi, oceani sempre meno tranquilli, tenendo sempre compatta la squadra, in modo da poter affrontare le difficoltà, mantenendo un supporto efficace e in grado di gestire lo stress.

Raccogliendo informazioni sul web e da diversi libri, sorgono importanti elementi di comunanza tra i diversi CEO presi in considerazione, ed è emerso che vi sono diversi  elementi distintivi, indipendentemente dal settore.

Per prima cosa, in tutti i leader presi in considerazione tutti hanno una forte capacità di gestione dello stress, e hanno una importante considerazione dei loro collaboratori, in quanto parte del sistema che li porterà a far crescere l’azienda

Per eseguire il loro meglio in un’atmosfera turbolenta di oggi, i leader devono possedere questa serie altamente inusuale di tre tratti che spesso sono in contrasto con il naturale comportamento umano. Questi attributi sono catalizzatori dei CEO migliori del mondo – e, insieme, si sommano a una nuova definizione di leadership:

Realistico ottimismo. I leader di questo in possessodi questa caratteristica hanno una grande fiducia senza però tramutarsi in auto-illusione o irrazionalità. Perseguano obiettivi audaci, che gli altri in genere vedono come impossibili, rimanendo allo stesso tempo consapevoli della portata delle sfide e delle difficoltà che attendono loro.
Sottomissione allo scopo. I leader con questa abilità vedono il loro obiettivo professionale in maniera così profonda che le loro vite vengono misurate in termini di valore rispetto a quanto contribuiscono a promuovere tale obiettivo. Per di più, devono perseguire un obiettivo professionale per trovare uno scopo per vivere. In sostanza, questo obiettivo è il loro padrone e la loro ragione d’essere. Non rimuginare sul loro scopo, perché la loro mente trova soddisfazione nella sua occupazione e con iln raggiungimento dell’obiettivo.

Trovare ordine nel caos. I leader in possesso di questa caratteristica assumeno problemi multidimensionali, e la loro capacità di fare chiarezza su dilemmi che gli altri non riescono ad affrontare rende prezioso il loro contributo.

Sulla base di quanto detto sopra nessuna organizzazione dovrebbe assumere o promuovere il lavoro di un leader se non in possesso della suite completa; un leader d’oggi deve avere questo tipo di caratteristiche.

La buona notizia è che queste tre funzioni possono essere apprese, e le persone possono cambiare. Con l’apprendimento di questi attributi, è possibile venirne a conoscenza e scegliere di costruirli in se stessi e questo può aiutare a tirare fuori il meglio si se nelle attività che si conducono.

Una vera leadership è ricorsiva: E ‘un processo continuo che inizia con un leader il quale trasferisce a tutte le persone le sue caratteristichesi; di fatto la ricerca ha dimostrato che i migliori leader lavorano con le persone che si spingono a cercare il loro potenziale mutuo massimo insieme, al fine di co-creare il loro successo.

Siamo tutti nati con il bisogno innato di trionfo, ma non è innata la consapevolezza delle necessità che ne derivano e da come. E’ il leader che deve creare un ambiente di lavoro in cui ogni dipendente può sperimentare la profonda soddisfazione di trionfare nel perseguimento di un obiettivo meritevole.

I leader hanno la responsabilità di aiutare la loro gente a girare  l’interruttore dell’impegno verso la realizzazione del loro potenziale come esseri umani. Quando i leader creano un contesto in cui le persone sono volte a realizzare le proprie potenzialità, vanno a creare così un circolo virtuoso che suscita nelle persone un senso di gratificazione, che permette di superare sfide importanti, alcune volte considerate impossibili.

Un leader in grado di creare una organizzazione che sfrutta la massimo sforzo e la resilienza di tutti i dipendenti, in un ambiente aziendale odierno di sempre crescente concorrenza, permetterà all’azienda di sopravvivere nel tempo.

la vita

3 ottobre 2011 § Lascia un commento

Voglio condivedere con voi questo video, poco si lega con il lavoro ma molto con la vita che viviamo tutti i giorni

pensate bene a quello che vivete

Mai Fermarsi…un centimentro ogni giorno

25 settembre 2011 § Lascia un commento

Forse lo troverete scontato, e magari l’avete già sentito questo discorso, ma vi prego di ascoltarlo con la visione di persone che vogliono continuare a migliorare, che cercano dentro di loro e nel gruppo che sta intorno a loro la voglia di non mollare mai.

Ogni momento della nostra vita è legato ha dei momenti particolari, ma la differenza la facciamo noi, nel modo in cui approcciamo questi momenti, nel modo in cui viviamo questi momenti.

Mai mollare, e anche quando sarete stanchi e vi sembra che tutto remi contro, andate avanti e continuate a credere, ascoltando i consigli di chi vi vuole bene

Molte di queste parole le avrete già lette sentite, ma io ci credo e le adotto in ogni momento

Tagliare i costi non significa tagliare persone

5 settembre 2011 § Lascia un commento

Uno dei più grandi errori che le aziende hanno fatto durante la recente crisi è stato il licenziamento di massa di persone al fine di tagliare i costi. Per aziende quotate le prestazioni di prezzo delle azioni, a seguito delle riduzioni di personale,  hanno dimostrato  l’impopolarità tra gli investitori, mentre numerosi studi nell’ultimo decennio hanno dimostrato che nel lungo termine, si creano effetti dannosi sulle performance aziendale. Per non parlare delle conseguenze negative a seguito licenziamenti per decine di dipendenti e le loro famiglie, infatti, secondo gli esperti, negli ultimi due anni di quasi 1 milione di licenziamenti di massa minacciano una ripresa sostanziale dell’economia.

 

 

Tuttavia, nonostante gli avvertimenti diffusi, tutte le aziende più importanti sostengono che i  licenziamenti di massa sono state l’unica arma efficace che possedevano per rispondere alle gravi difficoltà. Ma è vero? A dire il vero, le spese per il personale tendono a fare la parte del leone per la maggior parte delle aziende, tuttavia, le aziende devono affrontare notevoli costi legati ad errori, incidenti, sorprese ed eventi esterni collettivamente noti come “rischi operativi”, tali costi sono notevoli ma, se gestiti correttamente, potrebbero significativamente ridurre la linea di fondo con pochi effetti collaterali negativi. Per esempio, alcune indicano che le perdite solo per i rischi maggiori (ad esempio, gli infortuni dei dipendenti, il furto di ufficio, ecc) superano 85 miliardi di euro l’anno.

Così, anche una riduzione di questi rischi del 50% può fare ottenere lo stesso risparmio di costi d’impresa che ne deriva da un taglio di persone senza però lasciare nessuna conseguenza.

 

Naturalmente ridurre i costi di gestione dei rischi operativi richiede un cambiamento di mentalità, una strategia più globale e un cambiamento fin dal profondo del cuore. La statica voce “contabilità” deve essere sostituita da una più umana, dinamica e variabile visione dei costi che riconosce il licenziamento di persone come un valore-perdente, o come ultima risorsa – fondamentale è creare un sistema di valutazione dei costi operativi nella loro globalità che possa dare un immediato riscontro.

Il problema di molte aziende(soprattutto di grandi dimensioni) è che i diversi problemi/errori sono gestiti da enti diversi, gli infortuni sono gestiti dalle risorse umane, i problemi di produzione o di operatività dalle Operation, i problemi informativi dal settore IT e via dicendo – questa situazione crea una frammentazione che non permette una visione chiara, il che rischia di riportarci verso la voce di costo più “semplice” il taglio delle persone.

 

Proviamo a percorrere i 2 step che ci aiuteranno a comprendere quale strategia di riduzione dei costi sia la migliore:

 

1 – Applichiamo alcuni standard per identificare i costi come ad esempio “gli errori relativi a persone, processi, sistemi e gli eventi esterni”, oppure concentriamoci su un solo indicatore come ad esempio gli infortuni e andiamo ad identificare la perdita proveniente da questo indicatore, tenendo in considerazione un orientamento temporale ben preciso 1 mese, 3 mesi, 6 mesi, 1 anno – Anche se non tutti gli eventi avranno i dati registrati è sufficiente concentrarsi solo sulla raccolta dei dati per quelli che lo fanno.

2 – Creare e valutare una metrica, la più semplice metrica è un’analisi SWOT di ispirazione scorecard orienta due dimensioni: probabilità di accadimento e costi. Sulla base dei numeri, è possibile decidere quali le perdite sono di basso (probabilità)-bassa (costo), medio, grande suddividendo in categorie e in tutte le combinazioni in mezzo – l’obiettivo è semplice: comprendere come gestire i diversi eventi e che tipo di impatto hanno sui costi al fine di poter sviluppare una migliore gestione – Confrontiamo i tagli da rischi operativi e i costi legati al taglio delle persone.

 

Ora si conosce la posizione, la scala e la portata dei rischi operativi (così come i mezzi e le spese per la loro riduzione), così come i controlli da effettuare per poterli ridurre, si possono così confrontare direttamente i vantaggi per farlo con i benefici percepiti semplicemente tagliando persone.

 

Tuttavia, considerando che il taglio delle persone porta effetti negativi, e difficili da determinare nelle loro conseguenze, il vero problema è comprendere se ridurre i costi sia sufficiente per far tornare l’azienda verso la redditività immediata.

 

Misurate e troverete la risposta.

Tre aspetti di Imprenditori di successo

2 settembre 2011 § Lascia un commento

A volte, quando ti stai chiedendo cosa fare nella vita, un buon consiglio può venire quando meno te lo aspetti ad esempio mentre ti stanno tagliando i capelli o nei momenti più inaspettati, ricercatori dicono che avvenga proprio nel momento in cui la nostra mente e’ più rilassata.

Questo mi ha permesso di riflettere su un articolo letto su HBR.org riguardo gli attributi che un imprenditore deve avere per essere definito tale:

Pratico: Gli imprenditori di successo sanno come tenere i piedi per terra. In primo luogo, trovare ispirazione attraverso l’osservazione personale, sviluppando le idee di bisogni che vedono nel mondo intorno a loro. In secondo luogo, sviluppare un piano concreto. Possono lavorare secondo il piano, cambiando se necessario, sempre con un occhio verso ottenere un buon ritorno.

Propositivo. Le persone con una visione pratica cercano opportunità che possano aggiungere valore, rispetto alle opportunità che sembrano appena “cool”. (E ‘facile dimenticare questa distinzione, soprattutto in organizzazioni ben strutturate). Il loro obiettivo è offrire prodotti e servizi che i clienti hanno bisogno e pagheranno volentieri.

Impaziente. Certo, la pazienza è una virtù in alcuni casi ma per un imprenditore, è l’impazienza. L’imprenditore è desideroso di far succedere le cose in modo che possa continuare a guadagnare da vivere bene, la sua grinta e l’ambizione lo rendono impaziente verso il successo, e guidano le sue possibilità di arrivarci.

C’è un tratto finale che condividono gli imprenditori di successo: Si rendono conto che l’ispirazione è inutile senza sudore, le persone che lavorano per se stessi devono fare affidamento sulla loro get-up-and-go.

Imprenditori con queste caratteristiche sono oggi fondamentali, in quanto possono garantire il futuro della nostra economia, soprattutto Italiana, la loro sete di indipendenza permette di guardare avanti e non fermarsi

Persone che possono pensare e pianificare in anticipo, stanno bene con l’incertezza, e avere la disciplina di duro lavoro sono una risorsa per tutti i paesi – e noi dobbiamo trovare il modo di investire in esse.

Le fasi della crescita aziendale

29 agosto 2011 § Lascia un commento

Le fasi della crescita aziendale

Oggi vorrei concentrarmi sui fattori organizzativi legati alla crescita dimensionale delle aziende, soprattutto con riferimento alla piccole/medie imprese, che costituiscono la maggioranza del tessuto industriale italiano.
Questo soprattutto nell’ottica di superare la gestione a logica familiare e entrare nella logica di gestione manageriale.
Diversi studiosi si sono concentrati su questi concetti e una delle teorie più note è quella dello studioso statunitense Steinmetz che, nel 1969,  ipotizza che, per svilupparsi, l’impresa deve passare attraverso quattro stadi di sviluppo e tre momenti di crisi nel passaggio da uno stadio all’altro.

1)     Supervisione diretta: Il proprietario-imprenditore è accentratore autoritario: controlla tutto. I suoi punti di forza sono le abilità e la creatività. Nel corso della fase, se l’azienda ha successo, le dimensioni dell’azienda aumentano e diventa difficoltoso esercitare una efficace supervisione.  In risposta a questa situazione, l’imprenditore deve modificare il proprio stile direzionale e mostrare una maggiore propensione alla “delega”.
2)     Supervisione controllata: l‘imprenditore diventa un vero e proprio manager, in grado di assegnare (non si può ancora parlare propriamente di delega) i compiti di routine a persone di fiducia. Queste persone, di solito familiari o amici stretti, continuano a dipendere dalle direttive particolareggiate del fondatore. Non c’è una reale autonomia dei manager. Se anche questa fase ha successo anche questa forma di controllo comincia a manifestare le ovvie problematiche. L’imprenditore si trova a dover affrontare situazioni caratterizzate da complessità sempre maggiore, con l’esigenza di motivare e controllare i propri collaboratori, che possono essere gestiti efficacemente se egli riesce a diventare un buon amministratore, ossia attento all’efficienza dell’azienda, alla misura delle performance e al controllo dei relativi costi. Si passa pertanto al
3)     Controllo indiretto: prevede un ulteriore ricorso da parte dell’imprenditore alla delega di alcune funzioni chiave ai manager, con conseguente espansione orizzontale che si verifica a livello del vertice aziendale. In questo stadio, in genere, si assiste oltre che all’aumento della complessità strutturale interna all’azienda, anche a possibili contrazioni delle vendite e quindi dei profitti, a causa della maturità raggiunta dai prodotti dell’impresa stessa e della numerosità dei concorrenti operanti nel settore. Se l’impresa reagisce e continua a crescere, ormai raggiunge dimensioni non più da PMI, andiamo al quarto e ultimo stadio.
4)     Organizzazione divisionale: Il ricorso alla struttura divisionale è considerato un elemento imprescindibile per assicurare all’impresa una corretta gestione delle risorse e delle strutture. Il management definisce autonomamente le politiche di interi settori del business, garantendo alla proprietà il raggiungimento di risutati concordati.
Al di là degli ovvi limiti di questo modello e degli sviluppi seguiti da altri studiosi, rimane importante constatare che ciascun passaggio, delineato o meno che sia come sopra, comporta una crisi interna all’azienda, con conflitti e difficoltà strategiche (dove stiamo andando?)  e organizzative (qual è il mio ruolo?) con possibili conseguenza anche sul business sviluppato.
Il non volere molte volte affidare delle deleghe complete a manager esterni (visti come estranei), magari con la scusa che l’Azienda ha le sue particolarità (“noi siamo un’azienda diversa dalle altre”), impedisce un’azione forte e coesa nel raggiungere gli obiettivi.
A maggior ragione se poi si profila il cambio generazionale. Sebbene la seconda generazione sia ormai preparata, ha bisogno di trovare un terreno differente su cui agire, in modo da potersi inserire affiancando i manager ormai nel pieno dei loro poteri e poter quindi scegliere un proprio stile imprenditoriale, senza dover per forza scimmiottare lo stile, ineguagliabile, del fondatore.
Sembra quindi che il percorso delineato da Steinmetz, con tutti i distinguo del caso, sia ancora l’unica via per gestire la crescita aziendale e, soprattutto, il ricambio generazionale nelle aziende.
Ma perché l’azienda deve per forza crescere? E quali sono gli elementi che le possono favorire la crescita?

Ing. Sergio FANDELLA

Dove sono?

Stai esplorando gli archivi per la categoria Uncategorized su Wtco.