Lean..troppi ne parlano e pochi la fanno

29 settembre 2011 § Lascia un commento

Questo è un breve post che vuole trattare l’argomento LEAN PRODUCTION con un visione diversa dal solito..

Oggi ne parlano tutti, sembra che tutti siano dei fenomeni nelle applicazioni, e che tutti siano in grado di raggiungere grandi risultati in 2 giorni, ma avete verificato??!!

Ormai il termine è utilizzato a sproposito, nel post precedente mi sono permesso di dire che è “sputtanata” ma purtroppo è la realtà.

Di fatto la Lean è stata introdotta per ridurre gli sprechi nelle aziende, di qualsiasi tipo e genere, aumentare i profitti, ma pochi si ricordano sempre che tra gli elementi di base oltre al miglioramento continuo esiste il rispetto dell’uomo – chi di voi ha letto i principi su cui è la nata la Toyota??!! –

Quanti, durante la cosiddetta applicazione del metodo, o nelle settimane kaizen, pensano alle persone che vi lavorano e le rispettano? quanti domandano loro cosa farebbero per migliorare? quanti si sanno approcciare nel modo giusto e non da maestri e coloro che fanno cadere tutto da cielo?

Oggi le aziende hanno bisogno di persone concrete, con i piedi per terra, che anche se definiti consulenti di fatto sono persone che quando sono nell’azienda è come se ne facessero parte, che la vivono con il cuore di vi lavora, e spesso di l’ha creata.

perdonate lo sfogo forse un pò forte, ma è ora che si faccia chiarezza, e che qualcuno smetta di vantarsi con grandi parole e lascia fare…

 

la Lean…oggi

27 settembre 2011 § Lascia un commento

Vi vorrei sottoporre un articolo che ho trovato in giro per il web, ma che ritengo l’ennesima conferma che la lean, per quanto concedetemi “sputtanata” da persone che ne utilizzano il termine solo per proporsi e vendere ma alla lunga senza dare risultati concreti…
non bastano i metodi, non esistono ricette, sono le persone che fanno la differenza attraverso il giusto metodo ma guidati da persone che credono in quello che fanno e che non svolgono il loro lavoro per business ma per dare il meglio
Buona Lettura…e come al solito attendo commenti

Just because lean production was made popular almost 100 years ago does not mean that it is any less relevant in today’s modern business world. This strategy is still widely studied and widely sought after by businesses and industries all around the world.

The goal for lean is straight forward: reduce the amount of waste to increase production and profit. However, this strategy must be driven by the business’ employees. In order for this to happen, they have to possess pride in their work and be encouraged to talk about the problems they are encountering. Communication is key in the working environment. It enables issues to be addressed and down time to be reduced.

Every single business can benefit from lean, because the aim is to completely eliminate waste. Waste does not mean garbage, instead it could be an unnecessary production step or a disorganized work space. The goal is to take the current production flow and streamline it by removing the waste. For a business, waste can cost a lot of money and can cause down time. With a better production flow, an increased level of output will lead to a larger profit.

In theory, the idea of lean is relatively easy to grasp. But the steps that must be taken to implement it require a great deal of consistency, otherwise it will not work. It is very important the employees feel empowered and proud of the work that perform. Employees with a high level of job satisfaction will offer more output.

The key is to ensure that the business does not revert back to its old production methods. This can be achieved with regular reviews of the production flow. Any problems must be addressed immediately and changes must be made. This will lead to higher levels of production, less waste and more income.

Fonte: http://leanmanufacturingshop.com/lean-production-in-the-modern-business-world/

Mai Fermarsi…un centimentro ogni giorno

25 settembre 2011 § Lascia un commento

Forse lo troverete scontato, e magari l’avete già sentito questo discorso, ma vi prego di ascoltarlo con la visione di persone che vogliono continuare a migliorare, che cercano dentro di loro e nel gruppo che sta intorno a loro la voglia di non mollare mai.

Ogni momento della nostra vita è legato ha dei momenti particolari, ma la differenza la facciamo noi, nel modo in cui approcciamo questi momenti, nel modo in cui viviamo questi momenti.

Mai mollare, e anche quando sarete stanchi e vi sembra che tutto remi contro, andate avanti e continuate a credere, ascoltando i consigli di chi vi vuole bene

Molte di queste parole le avrete già lette sentite, ma io ci credo e le adotto in ogni momento

Applichiamo il lean thinking nelle aziende di servizi

22 settembre 2011 § Lascia un commento

Di seguito un articolo molto interessante che confronta il costo delle commodities, tra gli anni 50 ed oggi, e quanto siano migliorati i processi a livello di Supply Chain e Sistema di Produzione, tanti da avere lo stesso prezzo finale, e quanto invece il Mondo dei servizi deve ancora svilupparsi e migliorare.

Noi ci crediamo, i servizi hanno un potenziale enorme ma non nessuna ha chiaro cosa vuole fare e dove vuole andare; perché non possiamo utilizzare strumenti lean per implementare le vostre aziende di servizi…noi lo stiamo applicando con grandi risultati..

Buona lettura e commentate…

Non esitate a contattarci

Note from Ron: This is a guest post from James Lawther. Enjoy!

Here’s an interesting link for you. It shows the prices of some domestic appliances in the 1950’s. Sixty years ago you could buy:

A Sylvania 17 inch black and white TV for $179.95
An Admiral fridge freezer for $399.95
A Roll Round vacuum cleaner for $49.00
I had a quick look on Amazon, today I can buy:

A Phillips 22 inch colour TV for $179.99
A Sanyo fridge freezer for $329.99
A Dirt Devil vacuum cleaner for $54.99

Over half a century later I can still buy the same item for the same price, except it isn’t the same item, nothing like the same. Do you fancy staying in and watching a night’s entertainment on a 17 inch Sylvania?
Why do we pay more for services?

Here is another interesting site for you. It calculates inflation statistics. Since 1951 inflation in the US has been 761%. Or to put it another way the $50 you spent in that restaurant last weekend would have cost you $6.57 in 1951.

Now this begs a question. Why is it that we are paying 7 times as much for services now than we were 60 years ago, but we can buy a bigger, better, more reliable TV for the same price? You don’t have to be Einstein to see that something strange is going on.

What is it? Is it that labour costs are lower? Is it raw material costs? Is it energy costs? Is it technology? What is so much cheaper in the manufacturing industry than the service industry? None of those reasons really cut it, to a greater or lesser extent they apply to the service industries as much as they do manufacturing.

Process Improvement

My guess is that it all comes down to process improvement. Over the past six decades manufacturing industries have had wave after wave of productivity improvements, from Deming and Juran, through TQM, 6 Sigma and Lean there has been a remorseless effort to cut costs and improve quality. Once one company started the others just had to follow suit or they would have been out of business, it is what Charles Darwin called survival of the fittest.

The service industries are just starting to get to grips with process improvement. Once they do it will lead to a similar onslaught of productivity improvements. So, if you work for a bank, or a restaurant or a body shop, maybe now is the time to learn a little more. It has been a while since you could buy a Roll Round cleaner.

Militari e Lean…tanti punti in comune

21 settembre 2011 § Lascia un commento

Ci tengo a presentarvi un esempio che collega esercito e metodo lean/Toyota.

L’articolo che vado a suggerirvi sottolinea i collegamenti tra Mondo Militare e Aziende; in passato il Mondo militare prendeva spunti dalle attività delle nostre aziende in quanto davano loro un supporto di informazioni tale da poter aiutare le loro attività di campo.

Oggi sta accadendo esattamente il contrario;il Mondo delle Aziende sta osservando con attenzione il lavoro delle forze armate in quanto a livello di preparazione e strategia i nostri militari svolgono e applicano i concetti con estrema precisione raggiungendo costantemente i loro obiettivi, quello che dovrebbero fa oggi tutti gli imprenditori.

Di seguito, un esempio di applicazione di utilizzo dell’hoshin Kanri

Inoltre, quanto e’ importante il comportamento delle persone che collaborano con noi?
Semplice..fondamentale; e la disciplina…altrettanto importante

Vi auguro buona lettura e commentate

A review of The Art of Action, by Stephen Bungay.

The Art of Action: How Leaders Close the Gaps Between Plans, Actions and Results

By Stephen Bungay
Nicholas Brealey Publishing, 2011

In The Art of Action: How Leaders Close the Gaps Between Plans, Actions and Results, Stephen Bungay, director of the Ashridge Strategic Management Centre in London, integrates military history and management to help us understand the essence of implementation and its challenges. Bungay, also an acclaimed military historian, begins by describing a disease endemic to large organizations — the inability to translate elegantly phrased plans into action. He identifies three symptoms: a “knowledge gap” between plans and outcomes, an “alignment gap” between plans and actions, and an “effects gap” between actions and outcomes.

Corporate leaders usually respond to these symptoms by trying to fill the gaps with more detailed information, instruction, and control, respectively. But this just makes the situation worse by hampering their employees’ ability to take effective action toward a common goal. A better cure, argues Bungay, is to address the root causes of the disease by embracing a discipline of execution.

For an understanding of the causes, the author turns to the thinking and practices of the famed German General Staff as exemplified by the writings of Carl von Clausewitz (1780–1831) and the practices of Helmuth von Moltke (1800–1891). That formidable institution, defunct since 1945, continues to inspire military establishments around the world with the sheer competence of its practitioners. From the military perspective, the root causes of the three gaps are imperfect information, faulty communication, and external factors, such as weather and accumulating complexity and risk. The solution is what the Prussians called auftragstaktik (or “mission command”), a discipline that requires the mastering of command skills by individuals at all levels, as well as the setting up of organizational processes. When this is translated to a business setting, the author calls it directed opportunism.

Practiced up and down the corporate hierarchy, directed opportunism closes the knowledge gap by issuing no command and making no plan that is more detailed than allowed by the circumstances of the commander. No distinction is made between strategy development and execution — decisions and actions coevolve. Directed opportunism closes the alignment gap by ensuring that the broad intent of commanders is conveyed as clearly as possible, while allowing subordinates to decide not whether to obey the order but how best to carry it out. Thus, the effects gap is closed by people at the appropriate levels of the organization being granted freedom of action within the bounds set by the intent. The result is a cascade of intent informed by learning at all levels of the organization, such that the emphasis of action moves from “plan and implement” to “do and adapt.”

The dynamics of directed opportunism are similar to those of the Toyota production system. For example, Bungay’s template for strategy briefings includes feedback from bottom to top, and bears some resemblance to the famed Toyota A3 report — a seven-step problem-solving process arranged on a single sheet of paper roughly 11 by 17 inches. It is less clear how directed opportunism works in a management context. The faux management sessions presented by the author, in which executives grope forward to eventually find their way, are the book’s least satisfactory sections. They suggest that the approach would have to be inculcated in staff in the same rigorous ways used by the German General Staff and Toyota.

One intellectual hurdle that the author acknowledges: If directed opportunism is to be embraced as a practice, we have to overcome a knee-jerk antipathy to the idea of command. This response is surely a legacy of our experience of authoritarian leaders whose orders went far beyond what they could know, who allowed their subordinates no discretion, and who were intolerant of feedback that even hinted that they might be wrong. More generally, this antipathy can be seen as a lack of appreciation for and acceptance of the adaptive role that the use of power can and must play in every successful organization. To overcome this, Bungay suggests that we add the function of directing to the familiar duo of leading and managing. The resulting “executive trinity” aids our understanding of what the legitimate role of power is in organizations and how it might be exercised.

Jobs agli studenti di Stanford: “Non accontentatevi mai”

15 settembre 2011 § Lascia un commento

Mi è stato suggerito questo articolo da un caro amico e vorrei condividerlo con voi…

coe ho già in altri post, ho un immensa di stima di Mr.Steve Jobs e dopo quanto indicato di seguito, l’ammirazione cresce ancor più

Non mollare mai e continuate a credere in voi…

Jobs agli studenti di Stanford: “Non accontentatevi mai”

Trascritto da  Antonio Dini | 17-6-2005

“Il vostro dovere è non accontentarvi e pensare l’impossibile”. Questo il consiglio di Steve Jobs ai laureati di Stanford ai quali ha parlato nei giorni scorsi. Ecco, tradotto, l’intervento del fondatore Apple che è un sunto della sua filosofia. Per il lavoro e per la vita. “

Lo scorso 12 giugno è stata la giornata speciale per i laureandi di Stanford, una delle più famose università al mondo, con sede nel cuore della Silicony Valley. Ma è stata anche la giornata speciale di Steve Jobs, invitato a tenere il commencement address, il discorso augurale per i neo-laureati. Una occasione unica per raccontare se stesso, che Jobs ha colto con inedita sincerità, come potrete vedere qui di seguito, leggendo il testo integrale dell’intervento. Sul sito di Stanford è disponibile anche la versione originale e un breve video in streaming della parte finale dei discorso.

Ecco il testo integrale, in italiano, della prima parte del discorso: Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull’unire i puntini. Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

8 ragioni per cui Amare il kaizen

14 settembre 2011 § Lascia un commento

Vivere un esperienza di 1 un solo giorno Kaizen di permette di comprendere quanto possa essere guida non solo nel lavoro ma anche nella vita di tutti i giorni applicare il Miglioramento continuo.

Per poter affrontare un buon Kaizen è necessario studiare i metodi, provare ad applicarli, confrontarsi con il prima e il dopo, in pratica non si finisce mai di crescere, ed è per questo che il Kaizen è il miglior metodo per velocizzare i processi e creare un approccio positivo di ogni singolo partecipante al fine che di diventi parte integrante del proprio vivere.

Ora vediamo 8 buoni motivi per cui, possiamo amare il Kaizen:

 1 – Imparare dall’esperienza degli istruttori:

Guidare un evento Kaizen non è per tutti, servono istruttori ben formati, che pianifichino con attenzione ogni passaggio e che allo stesso permettano di applicare i concetti con facilità al fine di poter raggiungere risultati importanti. Inoltre non si imparano solamente i concetti LEAN, ma si impara ad essere leader nella gestione delle persone, nella risoluzione dei problemi e nell’offrire valore.

 2 – Gli Eventi Kaizen sono sempre diversi:

Non esiste un clichè di un evento kaizen, esiste un metodo di impostazione e raccolta dei dati, ma lo sviluppo è sempre diverso (impossibile annoiarsi)

 3 – un piccolo gruppo di persone concentrato:

Ogni partecipante ad un evento kaizen è presente per una ragione: Riflettere su un problema, risolverlo e generare un maggior valore. Il perfetto evento coinvolge dalle 4 alle 8 persone per team ed ognuno di essi darà il massimo per andare oltre

4 – Implementare Idee:

Molte persone mentre partecipano ad un evento Kaizen, non hanno idea di cosa gli aspetti, altri si presentano già con un portafoglio di idee, altri sono nel mezzo. La cosa fondamentale che tutti guardino dalla stessa parte, e si concentrino verso l’obiettivo finale – quindi se partecipate ad un evento Kaizen, date il vostro supporto e proponete le vostre idee senza paura

 5 – Trasferite i concetti Lean nella Vita reale:

Il processo Kaizen si concentra sul miglioramento rapido dei processi,  attraverso analisi, test e applicazione, ma chi l’ha detto che non si possa fare la stessa cosa nella vita di tutti i giorni – vi invito a leggere https://wtco.wordpress.com/2011/09/09/kaizen-nella-nostra-vita/

6 – Legame con i Colleghi:

un evento kaizen è un importante momento di team Building. Si condividono attività e proposte, si partecipa ad una continua sfida basata sulla cooperazione verso un obiettivo comune, un nuovo modo di collaborare

7 –  Condividere con la vostra Famiglia il vostro lavoro:

credo che sia molto bello condividere con la propria famiglia, l’esperienza di un evento kaizen, da dove siamo partiti e quali erano i problemi riscontrati, ma la parte più appassionante è come sono stati risolti e dove siamo arrivati; i vostri famigliari potranno essere fieri di voi

8 – Soddisfatti a fine settimana:

e’ confortante arrivare al venerdì sera e guardando indietro poter essere soddisfatti di quanto è stato svolto, e di quanto si può ancora fare per crescere.

 

Vi è venuta voglia di provare a fare un evento kaizen?

Avete mai svolto eventi kaizen? Come vi siete trovati?

Commentate…

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