Grandi Frasi per Grandi momenti

16 novembre 2012 § Lascia un commento

I frequentatori di questo blog sanno che la parte motivazionale, personale e umana legata al lavoro è molto importante e trova sempre ampio spazio

Non posso dire di godervi questo video, leggere, ascoltare, guardare il video di seguito

Gli uomini possono fare grandi cose, ma ci devono credere in quello che fanno, e crederci vuol dire non mollare mai per nessun motivo

Perchè 1/3 degli Ospedali USA chiuderà entro il 2020, e in ITALIA??

3 settembre 2012 § Lascia un commento

 

Cosa accadrà alla sanità Italiana nei prossimi 7, 8 anni? quanti ospedali sopravviveranno e quanti no? esiste l’antidoto?

Alle prime due domande è difficile dare una risposta, in quanto direttamente collegate alla terza. l’antidoto esiste ed è formato da miglioramento continuo, riduzione dei costi e attenzione al cliente, in questo caso paziente.

Questo approccio costa impegno, denaro, sacrificio e richiede un mare di umiltà, cosa che spesso non troviamo nelle nostre strutture ospedaliere, anzi i vari infermieri e assistenti ridono delle situazioni che accadono e dicono “cosa di possiamo fare noi?”
, i medici dall’altra non fanno caso, o meglio non vogliono far caso a quello che accade e il risultato che abbiamo un sistema assistenziale che si deteriora ogni giorno; ma ci rendiamo conto dove rischiamo di finire? Per quello che mi riguarda farò di tutto perchè questo non accada.

Il ritmo della vita oggi è folle, tra email, cellulari, aerei, autostrade, il continuo incalzare dei media che parlano di crisi e mettono il cattivo umore ogni qualvola si guarda un telegiornale (avete mai verificato la % di notizie positivie rispetto a quelle negative?), il dover correre per sopravviere, manco fossi tutti gazzelle; dobbiamo tirare su la testa e reagire per far sì che quanto qualcuno definire inevitabile e triste, diventi una nuova opportunità per tutti.
Buona lettura, e dobbiamo reagire

Why one-third of hospitals will close by 2020

by on March 14th, 2012in Policy

 

For centuries, hospitals have served as a cornerstone to the U.S. health care system. During various touch points in life, Americans connect with a hospital during their most intimate and extraordinary circumstances. Most Americans are born in hospitals. Hospitals provide care after serious injuries and during episodes of severe sickness or disease. Hospitals are predominately where our loved ones go to die. Across the nation, hospitals have become embedded into the sacred fabric of communities.

 

According to the American Hospital Association, in 2011 approximately 5,754 registered hospitals existed in the U.S., housing 942,000 hospital beds along with 36,915,331 admissions. More than 1 in 10 Americans were admitted to a hospital last year.

Hospitals make a substantial imprint on local economies. In many communities, hospitals represent one of the largest employers and economic drivers. Of the total annual American health care dollars spent, hospitals are responsible for more than $750 billion.

Despite a history of strength and stature in America, the hospital institution is in the midst of massive and disruptive change. Such change will be so transformational that by 2020 one in three hospitals will close or reorganize into an entirely different type of health care service provider. Several significant forces and factors are driving this inevitable and historical shift.

First, America must bring down its crippling health care costs. The average American worker costs their employer $12,000 annually for health care benefits and this figure is increasing more than 10 percent every year. U.S. businesses cannot compete in a globally competitive market place at this level of spending. Federal and state budgets are getting crushed by the costs of health care entitlement programs, such as Medicare and Medicaid. Given this cost problem, hospitals are vulnerable as they are generally regarded as the most expensive part of the delivery system for health care in America.

Second, statistically speaking hospitals are just about the most dangerous places to be in the United States. Three times as many people die every year due to medical errors in hospitals as die on our highways — 100,000 deaths compared to 34,000. The Journal of the American Medical Association reports that nearly 100,000 people die annually in hospitals from medical errors. Of this group, 80,000 die from hospital acquired infections, many of which can be prevented. Given the above number of admissions that means that 1 out of every 370 people admitted to a hospital dies due to medical errors. So hospitals are very dangerous places.

It would take about 200 747 airplanes to crash annually to equal 100,000 preventable deaths. Imagine the American outcry if one 747 crashed every day for 200 consecutive days in the U.S. The airlines would stand before the nation and the world in disgrace. Currently in our non-transparent health care delivery system, Americans have no way of knowing which hospitals are the most dangerous. We simply take uninformed chances with our lives at stake.

Third, hospital customer care is abysmal. Recent studies reveal that the average wait time in American hospital emergency rooms is approximately 4 hours. Name one other business where Americans would tolerate this low level of value and service.

Fourth, health care reform will make connectivity, electronic medical records, and transparency commonplace in health care. This means that in several years, and certainly before 2020, any American considering a hospital stay will simply go on-line to compare hospitals relative to infection rates, degrees of surgical success, and many other metrics. Isn’t this what we do in America, comparison shop? Our health is our greatest and most important asset. Would we not want to compare performance relative to any health and medical care the way we compare roofers or carpet installers? Inevitably when we are able to do this, hospitals will be driven by quality, service, and cost — all of which will be necessary to compete.

What hospitals are about to enter is the place Americans, particularly conservative Americans cherish: the open competitive market. We know what happens in this environment. There are winners and losers.

A third of hospitals now in existence in the United States will not cross the 2020 finish line as winners.

Jobs agli studenti di Stanford: “Non accontentatevi mai”

15 settembre 2011 § Lascia un commento

Mi è stato suggerito questo articolo da un caro amico e vorrei condividerlo con voi…

coe ho già in altri post, ho un immensa di stima di Mr.Steve Jobs e dopo quanto indicato di seguito, l’ammirazione cresce ancor più

Non mollare mai e continuate a credere in voi…

Jobs agli studenti di Stanford: “Non accontentatevi mai”

Trascritto da  Antonio Dini | 17-6-2005

“Il vostro dovere è non accontentarvi e pensare l’impossibile”. Questo il consiglio di Steve Jobs ai laureati di Stanford ai quali ha parlato nei giorni scorsi. Ecco, tradotto, l’intervento del fondatore Apple che è un sunto della sua filosofia. Per il lavoro e per la vita. “

Lo scorso 12 giugno è stata la giornata speciale per i laureandi di Stanford, una delle più famose università al mondo, con sede nel cuore della Silicony Valley. Ma è stata anche la giornata speciale di Steve Jobs, invitato a tenere il commencement address, il discorso augurale per i neo-laureati. Una occasione unica per raccontare se stesso, che Jobs ha colto con inedita sincerità, come potrete vedere qui di seguito, leggendo il testo integrale dell’intervento. Sul sito di Stanford è disponibile anche la versione originale e un breve video in streaming della parte finale dei discorso.

Ecco il testo integrale, in italiano, della prima parte del discorso: Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata. Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre storie. La prima storia è sull’unire i puntini. Ho lasciato il Reed College dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequentare in maniera ufficiosa per altri 18 mesi circa prima di lasciare veramente. Allora, perché ho mollato? E’ cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fosse organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quando arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina. Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa, ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: “C’è un bambino, un maschietto, non previsto. Lo volete voi?” Loro risposero: “Certamente”. Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per l’adozione. Poi accetto di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al college. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi. Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi a capirlo. Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da parte lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college, potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle camere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca cola vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare. Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settimana. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato essere senza prezzo, dopo. Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior formazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo mollato i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così. Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif, della differenza tra gli spazi che dividono le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile. E lo utilizzammo tutto per il Mac. E’ stato il primo computer dotato di una meravigliosa capacità tipografica. Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso, il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabile che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità. Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calligrafia e i persona computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia che invece hanno. Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia è a proposito dell'amore e della perdita Sono stato fortunato: ho trovato molto presto che cosa amo fare nella mia vita. Woz e io abbiamo fondato Apple nel garage della casa dei miei genitori quando avevo appena 20 anni. Abbiamo lavorato duramente e in 10 anni Apple è cresciuta da un'azienda con noi due e un garage in una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. L'anno prima avevamo appena realizzato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto 30 anni, e in quel momento sono stato licenziato. Come si fa a venir licenziati dall'azienda che hai creato? Beh, quando Apple era cresciuta avevamo assunto qualcuno che ritenevo avesse molto talento e capacità per guidare l'azienda insieme a me, e per il primo anno le cose sono andate molto bene. Ma poi le nostre visioni del futuro hanno cominciato a divergere e alla fine abbiamo avuto uno scontro. Quando questo successe, il Board dei direttori si schierò dalla sua parte. Quindi, a 30 anni io ero fuori. E in maniera plateale. Quello che era stato il principale scopo della mia vita adulta era andato e io ero devastato da questa cosa. Non ho saputo davvero cosa fare per alcun imesi. Mi sentivo come se avessi tradito la generazione di imprenditori prima di me - come se avessi lasciato cadere la fiaccola che mi era stata passata. Incontrai David Packard e Bob Noyce e tentai di scusarmi per aver rovinato tutto così malamente. Era stato un fallimento pubblico e io presi anche in considerazione l'ipotesi di scappare via dalla Silicon Valley. Ma qualcosa lentamente cominciò a crescere in me: ancora amavo quello che avevo fatto. L'evolvere degli eventi con Apple non avevano cambiato di un bit questa cosa. Ero stato respinto, ma ero sempre innamorato. E per questo decisi di ricominciare da capo. Non me ne accorsi allora, ma il fatto di essere stato licenziato da Apple era stata la miglior cosa che mi potesse succedere. La pesantezza del successo era stata rimpiazzata dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, senza più certezze su niente. Mi liberò dagli impedimenti consentendomi di entrare in uno dei periodi più creatvi della mia vita. Durante i cinque anni successivi fondai un'azienda chiamata NeXT e poi un'altra azienda, chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna meravigliosa che sarebbe diventata mia moglie. Pixar si è rivelata in grado di creare il primo film in animazione digitale, Toy Story, e adesso è lo studio di animazione più di successo al mondo. In un significativo susseguirsi degli eventi, Apple ha comprato NeXT, io sono ritornato ad Apple e la tecnologia sviluppata da NeXT è nel cuore dell'attuale rinascimento di Apple. E Laurene e io abbiamo una meravigliosa famiglia. Sono sicuro che niente di tutto questo sarebbe successo se non fossi stato licenziato da Apple. E' stata una medicina molto amara, ma ritengo che fosse necessaria per il paziente. Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l'amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l'unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l'unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l'avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate.

La mia terza storia è a proposto della morte Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: "Se vivrai ogni giorno come se fosse l'ultimo, sicuramente una volta avrai ragione". Mi colpì molto e da allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi: "Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?". E ogni qualvolta la risposta è "no" per troppi giorni di fila, capisco che c'è qualcosa che deve essere cambiato. Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai incontrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di eternità, tutto l'orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente svaniscono di fronte all'idea della morte, lasciando solo quello che c'è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c'è ragione per non seguire il vostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Ho fatto la scansione alle sette e mezzo del mattino e questa ha mostrato chiaramente un tumore nel mio pancreas. Non sapevo neanche che cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che si trattava di un cancro che era quasi sicuramente di tipo incurabile e che sarebbe stato meglio se avessi messo ordine nei miei affari (che è il codice dei dottori per dirti di prepararti a morire). Questo significa prepararsi a dire ai tuoi figli in pochi mesi tutto quello che pensavi avresti avuto ancora dieci anni di tempo per dirglielo. Questo significa essere sicuri che tutto sia stato organizzato in modo tale che per la tua famiglia sia il più semplice possibile. Questo significa prepararsi a dire i tuoi "addio". Ho vissuto con il responso di quella diagnosi tutto il giorno. La sera tardi è arrivata la biopsia, cioè il risultato dell'analisi effettuata infilando un endoscopio giù per la mia gola, attraverso lo stomaco sino agli intestini per inserire un ago nel mio pancreas e catturare poche cellule del mio tumore. Ero sotto anestesia ma mia moglie - che era là - mi ha detto che quando i medici hanno visto le cellule sotto il microscopio hanno cominciato a gridare, perché è saltato fuori che si trattava di un cancro al pancreas molto raro e curabile con un intervento chirurgico. Ho fatto l'intervento chirurgico e adesso sto bene. Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po' più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi: Nessuno vuole morire. Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in comune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la Morte è con tutta probabilità la più grande invenzione della Vita. E' l'agente di cambiamento della Vita. Spazza via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero un ragazzo c'era una incredibile rivista che si chiamava The Whole Earth Catalog, praticamente una delle bibbie della mia generazione. E' stata creata da Stewart Brand non molto lontano da qui, a Menlo Park, e Stewart ci ha messo dentro tutto il suo tocco poetico. E' stato alla fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer e del desktop publishing, quando tutto era fato con macchine da scrivere, forbici e foto polaroid. E' stata una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni. Stewart e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di The Whole Earth Catalog e quando arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell'ultima pagina del numero finale c'era una fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste trovarvi a fare l'autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c'erano le parole: "Stay Hungry. Stay Foolish.", siate affamati, siate folli. Era il loro messaggio di addio. Stay Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish. Grazie a tutti.

Smettiamo di Confondere Business e Piacere

30 giugno 2011 § Lascia un commento

Può essere una novità per alcuni (giovani), ma gli affari e il piacere non sono sinonimi. Con l’avvento e ormai il proliferare di piattaforme di social media la possibilità di continuare ad interagire attraverso strumenti come Blackberry iphone Ipad e altri, il confine tra il business e la vita personale sono si è sempre più sfumato, questo vi porta ogni giorno a confondere e a superare sempre più spesso il confine tra vita personale e vita lavorativa.

Ma non ci siamo fermati qui, quante volte confondiamo le amicizie con “amici” strettamente legati al Mondo lavorativo??! Oppure quante volta inviamo e-mail di lavoro “mascherate” da un aspetto amichevole “Ciao… Come stai?……”, questo non fa altro che ridurre lo spazio

Oppure ci troviamo in situazioni tali che per separarci completamente dal lavoro, ci ritagliamo spazi di completo isolamento, senza poter essere raggiunti da nessun, ma senza pensare che al rientro alla “vita” tutto torna come prima e torniamo nella confusione delle relazioni lavorative e nulla è cambiato nella nostra vita

Per mia personale esperienza, è fondamentale prendersi dei momenti per se stessi, che siano hobby, sport o qualsiasi altra cosa, ma che di fatto ci permettano di staccare la testa dal Mondo di tutti i giorni e che ci porti ad un altro livello di pensiero – vi posso assicurare che nel momento in cui si deve per necessità rientrare nel lavoro, siamo pieni di energia positiva, carichi fisicamente e pronti ad affrontare le avversità che tutti i giorni ci tocca affrontare.

Godetevi la Vita, è una sola, e tutto quello che perdiamo oggi non sempre possiamo recuperarlo domani

Lo sapevate?

27 giugno 2011 § Lascia un commento

Vorrei condividere con Voi un filmato che fa riflettere in maniera importante su quanto la Nostra Era e il Mondo in cui viviamo stiamo esponenzialmente viaggiando ad una velocità a dir poco imbarazzante, ai limiti della “guidabilità” ( utilizzando un termine automobilistico)

Vi prego di guardare il filmato e tornate e qui per rispondere ad alcune domande

– Ma questa velocità sta creando valore per la nostra vita?

– Ci rendiamo conto il ritmo che il nostro Mondo ci sta imponendo?

– Per quanto saremo in grado di sostenere questo ritmo?

Pongo queste domande, partendo dal fatto, che io stesso mi rendo conto di vivere ad un ritmo a dir poco sostenuto ogni giorno, e quando mi fermo e mi giro indietro mi rendo conto che forse non era abbastanza e quindi continuo a correre sempre più veloce

Ne vale la pena?, la risposta è semplice, se ci fa stare bene, allora ne vale la pena, senza mai dimentarsi quali sono i valori importanti della Vita

Dove sono?

Stai esplorando le voci con il tag vita su Wtco.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: