La famiglia di un imprenditore/manager

7 dicembre 2011 § Lascia un commento

Vivere in una famiglia dove lui o lei sono imprenditori non e’ assolutamente facile, stare vicino a queste persone può diventare quasi una “missione” di Vita, in quanto il ritmo della loro vita e’ scandito dal lavoro e da tutti gli impegni che li circondano.

Per molti questo tipo di approccio può sembrare folle e completamente distante da quel può essere il giusto comportamento di un buon padre o una buona madre, ma qualcuno si e’ mai chiesto cosa ci stia dietro? Pensate sia solo per denaro?pensate sia solo per potere? Certamente in alcuni caso e’ possibile, am vi sono tanti altri casi( come quello del sottoscritto) che sono volti ad offrire alla propria famiglia, figli, moglie, compagne, una vita migliore, qualcosa di più.

Non solo, essere un buon imprenditore implica avere un forte senso di responsabilità verso le persone ruotano e lavoro intorno a lui/lei, proviamo a pensare all’indotto che vive intorno ad una azienda più o meno grande, quante persone, quanti mutui sostiene un’azienda?!

Quindi essere compagno/compagna di un imprenditore/imprenditrice non e’ un lavoro per tutti

Aziende a Gestione famigliare hanno bisogno di Management

25 luglio 2011 § Lascia un commento

Nei paesi emergenti come India e Brasile, le imprese a conduzione familiare, sono la norma, e anche nelle nazioni più ricche le imprese di piccole e medie imprese sono prevalentemente aziende a conduzione familiare.

Nonostante la loro ubiquità, una battaglia di lunga data ha imperversato sulla questione se le imprese di famiglia sono davvero buoni affari. Avere un grosso blocco di azioni nelle mani di una famiglia può avere i suoi vantaggi, in quanto il problema classico delle compagine quotate in borsa è che nessuno socio ha un incentivo sufficiente per monitorare il CEO, ma un’importante blocco di azioni in mano ad una famiglia fornisce la motivazione più forte per assicurarsi che l’alta direzione non si riempia le tasche a spese degli azionisti.

Il problema nasce, però, quando la famiglia mette uno di loro alla guida dell’impresa, specialmente quando il figlio maggiore diventa l’amministratore delegato, la primogenitura è la forma più comune di successione familiare. Se il passaggio non viene ben gestito e organizzato si corre il rischio di far “affondare” l’impresa

Ci sono tre problemi di successione con la famiglia:

Restringere la regola di selezione CEO a un familiare riduce lo spazio da cui è tratto il talento manageriale. Immaginate di scegliere i nostri membri della squadra olimpica dai figli e le figlie di coloro che avevano vinto alcune medaglie due decenni fa. Certo, vi è una certa componente genetica, ma è piuttosto improbabile che la persona migliore per il lavoro sia inevitabilmente un membro della famiglia.
Successivamente, vi è ciò che noi chiamiamo “l’effetto Carnegie”, dal nome del famoso industriale Andrew Carnegie, che ha dato via la maggior parte della sua ricchezza ai membri non di famiglia. Carnegie ha sostenuto che se il suo figlio maggiore sapeva che stava per ereditare l’azienda, che incentivo avrebbe dovuto per lavorare sodo a scuola?
Infine, la primogenitura ha un effetto deprimente su altri manager di talento in azienda. Perché lavorare duro quando si sa che i posti in alto saranno sempre riservati ai figli dei proprietari ‘? Meglio lasciare e cercare la vostra fortuna in un ambiente più meritocratico.
Molti storici dell’economia hanno incolpato il relativo declino in Gran Bretagna al “capitalismo personale” rispetto in America, Germania. Come Alfred Chandler scrisse: “La Gran Bretagna della fine del 19esimo secolo beava compiaciuto nel tramonto dell’egemonia economica ora è la volta della 3 ° generazione e la debolezza dell’impresa britannica riflette la loro combinazione di dilettantismo e di… compiacmento “. Nelle imprese familiari negli Stati Uniti questa situazione è sempre stata meno popolare, forse perché i manager stessi non sono stati privilegiati rispetto ai figli primogeniti. E in Germania, anche se la Mittelstandt di medie imprese è dominato dalla proprietà della famiglia, tendono ad assumere manager professionisti per far sviluppare le loro imprese.

Ci troviamo di fronte a sostenitori delle imprese familiari che sostengono che se i figli stanno accanto ai loro padri, ne prenderanno le capacità imprenditoriali e quindi saranno in grado di portare avanti le attività, dall’altra ci sono coloro che sostengono che i figli in particolari situazioni sono un freno

I sostenitori delle imprese familiari si opporrebbe che i figli possono imparare ai piedi dei loro padri e quindi hanno una migliore capacità imprenditoriali nel settore scelto (anche se questo deve essere meno vero quando l’azienda cresce grandi capacità manageriali e più in generale sono necessari). Difensori potrebbe anche sostenere che le imprese a conduzione familiare, creare maggiore fiducia tra il proprietario e gestore, così come l’azienda e clienti o lavoratori. Ciò è particolarmente importante nello sviluppo di paesi in cui lo Stato di diritto è debole e la reputazione è tutto.

Da alcune analisi e da lettura di sondaggi non ci sorprende che le aziende meglio gestite(dal punto di vista finanziario) sono quelle gestite da private equity in quanto più focalizzate al rientro di investimenti, le imprese gestite dal governo sono tra le peggiori, mentre più interessanti ,sono le imprese a conduzione familiare con un amministratore delegato esterno che raggiungono un punteggio di gestione piuttosto buona. E ‘solo quando le imprese a conduzione familiare sono gestiti da un familiare (in particolare il figlio maggiore) che sembrano avere una gestione molto scarsa.(dati relativi a sondaggi, non sempre è così)

Quindi questo ci permette ci comprendere che il passaggio generazionale, fondamentale per la continuità delle Aziende, non sempre può essere la scelta azzeccata e quindi è necessario comprendere quale può essere la strada migliore per l’azienda al fine di poterle donare continuità e prosperità nel tempo.

Aziende di Famiglia, che fare in caso di “guasto”

16 maggio 2011 § Lascia un commento

Negli ultimi tempi sto venendo a contatto con diverse Aziende di famiglia frequentemente mi rendo conto che, a parte particolari casi, i problemi sono spesso gli stessi: disaccordo tra soci

Di fatto, la mancata visione comune tra i soci e l’unione di intenti, non permette di far crescere le aziende, e in alcuni casi, porta le nostre piccole medie aziende ad iniziare un cammino decadente; quindi cosa fare?

Il primo passo che deve essere svolto, è comprendere se il mancato accordo dipende da questioni personali piuttosto che organizzative e quindi, nel primo caso si tratta di affidarsi a Psicologi aziendali che permettano di avere una visione diversa, che definisco “esterna”,  e vadano a verificare la possibilità di appianare le diverse questioni e quindi riportare dal lato umano le aziende verso un cammino positivo.

Secondo punto, rivedere se la struttura organizzativa se al passo con i tempi, in quanto presi dalle lotte intestine, si è perso il focus aziendale, quindi si suggerisce di  porsi alcune domande:

– La nostra Organizzazione è al passo con i tempi?

– Abbiamo un piano di miglioramento rivolto ai prossimi 3/5 anni e un piano annuale sul quale lavorare?

– Conosciamo le necessità dei nostri Clienti?

– Conosciamo il mercato in cui operiamo?

Queste sono solo alcune delle domande che le nostre piccole medie imprese italiane, devono porsi per vivere in questo mercato incerto e instabile, dove non l’ossigeno non è mai sufficiente.

Una volta risposto alle domande, sta a voi decidere cosa fare….

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